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Full text of "Rime: Nuovamente corrette"

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l^^fJ^,cY■ 



I T M E 

DI, 

M. GIACOMO 

SANNAZARO, - 

X ODO VI CO DOLCE- 



IN NA POH MBCCtK. 

reflb Rainjondo-Afttonio4i Giovanni 
Con l^mM de'Stiperiorù / 



S5'g 
I)fcfc 



^•'^^'PÀKTE-. PRTMA. % - 

SE quflfoaw ffil,chfdd''prir/ii anni 
Irifuft Apollo a-ittaiè rime nww 
N"nfujje pvr dolorrivolto altrove 
Aptrlardifofpirfetnpe^e d'afutnii 
Jof^reiforfjìinlofo, avt gl'iaganai 
Del ciecotaondoperdirUn-lor previ ;■ 
Jflè l'ira diVtthanrnèituen diGisvf 
Mifarebhntetnfr ruinn^bdamk 
■ Che file Jlaiut^ e i-Ja!^ il tempo frange i- 
E. de'fepoichri è incettare breve sloriay 
Co'icaniojel potea kvarmi à voìo^ 
Qnde confarna ,^ immartaltnemoTÌA 
Fuggendo di qua giù libero^ efolo, 
Avrei Spiftiailmio-sooK^^lii:' Indole Gaagei, 

Eran te Mitfe intorvo al cantar mia' 

il dì^ch'Amor,teJ}endo il bel lavoro ;. 

Sijiava meco folto un verde, alloro^. 

Qjiandi>cosìfraior'ciymu}cià.io ; 
^benedico il prrimo *U<i defio^ 

Oi'àcercafiìmci^irinfe ilvojìitcwo.. 

E benidice il di,tlK gemme,e or», 

£dogaivìipetifiér po^inoblio . 
Per voi feme gentildelfotnmo Giove Y 

E per- cojlui^hefu mia/cortame duce ,". 
i Scrivendo-or qui ferito-' l mio nomi altroK f 
OjitpeTHaeccellenza^ncm riluce 

pianto benda le Jielle,r grazi a piove r 

Jif. 'vivi,emorti-ÌB citine rieonduet^ 

3iftntre,eh'itmor con dìiéttofò inganHtr 
aiudria ilmiocor nelle fperanxi prlmei- 
La mente con^pietofe.^ dolci rime' 

Mqjfrar cercava al mondo ilmjfro aj'annfi 
Jtbiche crefcer ilduolpiù d'anno, in anno, 

£. cader vid: ijìor de l'atte cime^ » 

a I f^Toi- 



^ ■ T- A R T E- 

t'alia da qui! fft'^i-'rva^Otifublirnei. 
Si difd' à tonittnplare iJ p^o^rio danne^ 

ludi in Uingajtknào , in notte ofcura 
Pitjj'a qiuJìa.fttO.krf'oB .^ tntrtai corfo j, 
JS di fama le tallii d'altrohacttrn . 

XiH7tque,Madonna^ cerchi ailrafoccorfo 
Jl.ti^re insegWjt guida f4ùftvur» ^ ' 
0)'il minj^r sue/iCM io tigpsù ^n tuttfèfuirfii. 

■Sffiimit-al imnda mM/ÒMera, e helùi- 

, Novo d^reiH Retiti l core accffi, 
•Gft dal Cielo Amar mM qui difctp ,- 
Sorfur d'Alta •oiriute anima amella-^. 

Hajj'iwdra og^i il.prar'ia ,«*? da miafieUM 
Tirar ver te inifemo albeipaip. 
Crje tià/an le lodi. à.ftmuKtefr^ 
Cfa farà 'I voltoli gejti,t UfavdLS ' 

Mfefion riwVwù eorJ'tl^'itMafiaga 
Si cmitetUa Jti)ignìr.poi ch'aJctel piac^t^ 
£ dei/uo pritno crj-ar Ultima j'-iiff ago, 

3ifi vecJyeffi al tua nidoiamexa l'acque , 
■^rder,non.gi~à per forza d'arte Maga^. 
Ma d(id^i>icb''ìntae£er.fatKitnae<^ia^ 

^nìma tìtt tacche c«'l4ko/altffrf- 

Ti godiajjìfa m'Jtellatiehiq/frii 

Oa>* lucente^ bella-or tiditnafiri,- 

Tuttafietofa del wtndoMa errarti. 
Se -Mài-vera pinÀ rfi-gitt/fo amtrt 

Tifié'flv «J curar de'danm Mofirti. 

Mràti difiorte vie^ra tanti ma/triy. 

PregatcH'iotrmi il già perduto^c^re^ 
Venir vetìranmti,^ venerar laiembai, 

~0De lajciafti le retiqui^fanie^ 

P«>- cai sì chimain tulPadaArìmbomtn. 
Ivi le lodi tue si beile e tantey ■ 

(^antiut^ut degne di pi altera trombi^ 

Cini 



l^K ! MA S 

KoTt'voce dirrn'vdrai hitjja , e tremintti. 

t/ijji^guai' er frava£bt danntrfbf^ 
Mi ritrov'iocùnsi eattgìatavijia. 
Cotanta fede ii mio celare aeqnifla , 
Che jiitr'ch'ogn' una delmom'al/tveUe . 

■£ titigendo ipiel^t er^ue/ityCr quelle 
MÒjpconfrQittffitegmfettare triJia, 
Uatma^cht per ufanza all'or l'attryia^. 
Mi rifofpingeià iagrmai ceri eik . 

H'ova, ejirarto piUcerJol di dulerm» 
NeUorvenii-mifUoii^uaMdoi^altrttw 
Difceme delmia^mai tamji cordosUo : 

£ rifienfands à iuel, ch'untempufuir 
A le rmefarat^or debile, ed inferme 
Co/wft d'iia^e di duoldiventa laifcoglm. 

ÌXov qMeI,che V mlgo oiecB amaiè' Àdtra, 
L'vro-^ie gernVK-J freziofi fregi ,■ 
Sigmrvtiabutn.Fnia.ituoic%fi^àtegrtgh- 
£ la virtù,ch'Jlaiia rutta ottora^ 

■'Legoia an raitna-ji,c t'adora, adorai 
Ver ie^fofpir-a^ti rari alti tuoi pregi 
Srafe volgendo ypar che ^gn'altrofpregi ^ 
"Canio nel belwlers'iMjiOr/jma ogn'triU. 

■£fe dejfin mlalzaJJ'e in-qiulia parti ,- 
Qveippotrtnt verfa ilfatr» fiume ■, 

' Per cui grazie sWquiJia yingegnVytd^tti. 

■Sarei, di te cantandt talvolume.. 
Chef^'e il nome tuo per mille carte 
Meraeria al rtundofempittrm^t lume «■ 

^•^tìmoJplèKdòrjpercltreonmfflafhata- 
Sinubilofo vai per Ja.tua^via' 
LaJJo^beJolpenfando àquel, the pria 

Vederi queJt'octhiiOr vùrr^ei trarne unfoHte i 
-atìtvientifoi^e^SUdel-tua Setmtv y 

Che 



, (f F A' R- r E. 

CBe raro gran dolor tojh s'oblia '' 
Savhmmi, qual vidi osgijlar Mar'téi 
Solco ungraipUgnoitMi/pif tato m9»tet, 
lìtltrmntiàtitutjfi ì» taldiutje- 
A morte l'onardfe aniitbèj foglie' 
Coiui^cbe,fe legattdo,altri difciolje ^ 
Jìi ciò non già,madf le umane vogltfy 
Jugrate ai mio Sigmrtche morir volfty^ 
Ser farle ejenti-dkie eterne dosile ^ 

Ci^comiàtiitva il Sol dà'/òmmi colli- 
Co'raggi adeliurar la neve, e l'gbiacciff, 
£ taltempeftaaneor fremeva in cieh^. 
Ck'augel non Jìvedf a, né fogliarti pianta i. 
Quando renla'-rugiadA aprendo l'alitai, 
VTcie nefcerun_^ar prtJlbufubei fante.- 
S!refco,doke foa-je.,f puro fonte 
Che verdeggiar fa: ftmpre i mfiri eolli .. 
Q^ual srjieìaavejii in queilafilice alba ,,. 
CHe l'onde tuerejlrinje in duro gb taccio -,• 
Per meraviglia de la nobilpianiaf^ 
Cbesìpoeo curava all'or del Cielo i: 
ÌHonfur lejlellè ormai sì chiare in cielo^^ 
Né ti liete le Ninfe inaieun fonte ,■ 
Come queldt^cbe ufcio labeila pianta ,. 
Che rallegràeo'l/m calore ì colti,. 
Necadde in terratnai sì dolce gbiaceio y 
Come in. q^aella/erenaie genti talba. 
jifa lajlfiivedròmai'veniit qttelV alba^ 
CkeJ^nzanubi'Un' di mìtoiifirìH cielo i 
E-ntl bel petto rompailfreddi ghiaccio f " 
Che trabe de glioet-hì miei sì largo fonte i 
£he dopò l'aver cerco, ■? pianile colli 
prenda aintenfonnoa'piè ai quaiche pianlM- 
Sor potefs'i» vivace or qurjla pianta- 
Con le lagrime t/3Ìe ,th' innanzi l'alba 
A^dreituttirigando iniorno i collie 

E'cin' 



P R' I W A^ T 

XcoH'Crtliiifofpir pregando iicìehy, 
Cd'Iw mi trasjhpnajje in vivo fante ,, 
SU m'tndkTail'J maipruinn, ò ghiaccio, 
JSfa tUtcbeni cohr caìigi-per ghiaccio . 
JSèfécchimai,dìvinnimmortitlpinntii-i 
Aabe atnjpandtfopra del mio fonte 
£ettte radici', a che pur d'ttlbit,in alh» 
JUifai con gridi imdar KDjoftdo ilcich „ 
Eer dfjìj di morir- ir a quejti.calìi ?■' ' 

\orrei Ufciare i colli,,e' itrijla ghiaccio^ 
Egire niciel conpiùfpeditnpiuntit ,. 
"Sir, arrivar co^ialkoutl virofanle^ 

IHnto dd le lujìhghe^e dà gli ingaanV 
X>el dolce fonm^ond'ahua tempo Amc^et 
Mltenne in ba»do,t in lerubrofo orrore 
TalycHe ne pianJfgiÀ moltittmolt' Anni.. 

tignar mio carot, vidi di, bei panni-,. 
£ d'un nove Ilo,, e fiondo celare 

■ trt terra- tivejìirjl in- %ueli vigore^- 

Qual trainju 'i fiincipio de'miei danMii. 

Set. vidi voi Jovr'uì* bel carro- attrai»- 
Adorno Ji de le fumo/e fronde,- 
Ch'io di0 i Jlfécol prijcol rinovato. 
U'I- Sol no»-Jl ji0ettaviy_enirar nell'onde^, 
Quti/ì' gioiend» del voflr^aho Jtatoi, 
Qi notti- liete ,. ò. vijìo^ giacojtdf^ 

.<0: fm tante pf-ocelli invitta; e cVìarai 

Aitima glorio/a j Hcui fortuna 
i l>0fi li lunghe ojefe alfinjìrend'f 
, E-benche dall'i fajcìe,. e data cuna'- 
' Tarda.venijfe aiefempre,- ed- n-varai 

Me corra! a»car-,. quanto il dov^rjìjiende-, 
. PttrfrafiJ}eJa:danna.oggt ,. e riprende 
; La tngiHjìagHerrai. e delfno errwjì pente .. 
- Quajigiày, d'eJJersi(ea:orJji.vergpgni. 



S PARTE. 

Ondf, ftr-cht tardando mchJT Mg«g»ìf 
■ Trajpframe dubbio/e iafiìrme, e U»tf^ 
■ Sims»a ti tonfc»tt 

La terra e' imar^con falda,, e lunga face i 
Cheraro aita-virtàJifBkagiace. 
£cco,che'lfram Nftcuno yt leeomfagnf 
De la kella Artfitritf,.e'lveeckio Glauet^ 
Sotto al tuo h.-Mcia ornai quletijìannoy ■ 
£eon unfuonfvawmtnte rauto 
ffer lefpumofe , t liquide campagne- 
Sevraa'pffii frenati ignudi vanno. 
Ringraziando naturai il'giù>i»B,t l'anm^ 
Ch'a sì rare dt/lino, alzaren l'ondii 
Tal, che Proteo, benché Jì ptjl, ò dorvM^ 
pi Amm n^ vangia àifu itprof riaforma^- 
MaiH siigli f cogli affi/o., ev'eij'afc-oifde^ 
^biaramenti rif fonde,- 
jt ch'il dimando,- fe^za laccio^ ò aodoi- 
£ di-]JMoi fiuti parla in cotal fwaA. 
Quejfi,che qjà dal tiei per gyaHa vtnnr 
Piatto umana Jigura-y òfareil ìHondo 
Di fue- viftuii ,.e dtfiuh vijta- lietOr 
Empierà di- faa fama à tonda., à tondf 
L'ifKfaenfa turr^r e di fé nailit pfwK 
h^cierà Jiancbcj. e tutto il facro ceta.^ 
Si- che Sarnafo mai ntlfuo Laureto 
2^fèniì riftnar ti- ehfaro nomtr ■ 
Né far d' huom vivo mai tanta memorig^ 
Uè em tal gregiot, onar, trionfo ,-. e glfffia., 
Dapù vitloriofe ,■ e ricc-be Jfitae.,, 
Vide wai cinger chiome 
Si verde fronda., come il- dì y eh' io parler 
Qbe'lcielktamo ben-oolfe fervarlo. 
Ben previde a li najhi il Kèjìtp.'rnet 
Quando à tanta vaiar tanta hsltade, 
Per adornare ilmonda, injìeme aggiunftf, 
£elicè^alterat egloriofa-ftade. 



Mt 1 M 4. 9 

JkgWéi di ehiérafamot egridotterm t 
CbgdimflraafprafoTttilcielcimfunft , 
Rftr cHifeU iiviihfidifiiunSe 
Dd'fetti umani^ e fila tnrtk regna > 
Ripofiagià nei frofriofeggio amÙ9, 
Onde g raa te<npo fueUvfut nemica 
jt,ittenntin bMdo^ ruffe iffii/uain/egnó* 
Or onorata , e degna 
I>imqflTabtn^ebeJi itt^iiavijfi -, 
L» Uggì di Jf lùfoa eerte, r Jìjj'e . 
Chi pttrà dir ,/ra tante aperte frove^ 
E fra ti mattif^li, e veri rjjhufi , 
Che dt ie ctje utuane ilcielnoiaeitreì 
Jtfa'i viver corto, e'I variar de'tempìy 
E leSteilt, guì tarde, e ft^e altrove^ 
fan, che Uweati viai non l'ajjieuret 
A gufjto, e bfperanze, e le paure ^ 

( Si cotJBS o£n'un d J/uo veder inganna ^ 
Virano ii.c6ry.cbedafeJifffoè ingorde^ 
A creder quel, cht'l wler cieco , e fardo 
più licoafiglia^tpiiigirncIfii'atfamiiD 
£ poi-fra fé condanna 
Ke'l proprie errer^ma il cielo , e l'alto fieile 
Cbefolper nnJìro ben fon chiare, e belle. 
O ^ual letvtiafìa per gli alti monti , 

He a'Fauni mai tra Iffpelomhe, e i b^hi 
Amv.t ilgri^o di ti fatti onori- 
- Ufciran defuoinidi ot/ibrojì,efofchi 
Le vaghe Ninfe ^t per le rive , e i fon ti 
Sfargeran difueman divini odori , 
Jn tutti i trombi, in little l'eroe , e v fiori 
Scriveran gli aili, e l'opre alte, e leggiadret 
Che ilfaraa vivo oltravtille anni sa tenta: 
,Efe in antiveder l'occhio non erra, 
lo/lo fa lietaqutfta antica madre 
D'un lalmarUByf padre , 
Sia e^e BjoTMk mnfù de'buùni Attgcijii, 
Cbt't 



« PARTE. 

Otìdf, ffr-chi turdande mnjtgi^pài 
'i'rófgeranzt dahbioftinferme^t UMt^ 
Seni^a ti confente 

CherMro alta-tiirtk-J'efakitguice. 
JSeeOfCbe'lgraM Nfttuna y-fJecomfagae 
He la kelia AnJitrite,.e'iveechÌB Glauc§^ 
Sotto ai tuo hi'iuciù cmai qtàetijiannitv 
£ co» unfuonfMvettunte rauc9 
Per Igfptattofe , e liquide campagne 
Sovra a'pejti frettati ignudi vanne.- 
Rivgraziando naturai iliior.MB,e l'antui 
Cb'a sì raro defliito, ahni-aa J'onde, 
Tal, ebf Protro, bettchfjì pojì^ i doitmi^ 
PiimonfiKongii^diSu a Prof riaforwiu,. 
Ma insù gli /cogli agifi^ av'ùj'af condì;. 
£biaijimente rtffondsy. 
Jt ch'il ditnanda^fenza Ucciov ò miài,- 
E d^'Juoi fatti pairla- in cotal tìiodot 
Quejti,che qiù dal del per- g: aaia viaite' 
aotto umana, figura^ ò farcii Tfuindo 
J>i fue vii-tuii , e dt-fua vi/ia lietOr 
Empitrà di f uà fama à londo^ à louds- 
L'JWMJW»^ turrar t di fé mille penne 
J^cierà Jiancbcj.e tutto il /acro celo^ 
Si cbe Parna/i mai nelfuoLaurett 
Sion /ènti rifonar lì- ehraro mtfUr , 
Né far d' huom vivo mai tanta memoria^- 
Ni M» tal pregio,, onor, trionfo , e gloria^ 
Uopi vittoriofe ,■ e riccie ^me. 
Vidi mai cinger chiome 
I3t verde fronda, some il. dì ,■ tV io- parlai. 
Che'lcieii tasto benvolfe firvarlo. 
Ben provide a li mJiriURèJìtpfrno, 
Quando H tanto valor tanta heltadtt 
Ber adornare ti mondo, injleme aggiunfe^ 
Silici^, altera, egloriofa-etade^ 

Xie~ 



r R 1 M A. 9 > ^^ 

Xtfgnd di ehiara/ama, egridoeterm > 

t^bedi Moflraafprafortfil citi comfuttfe > 

EftTtuifoU ilvithjidifsiunfe 

Ds'fetti Mitanif e fila virtk regn» » 

Ripi{fia,già nel fmf rio faggio antitQy 

Onde g raa te-^nfo fueiiofu» nemico 

J^atenniia bando^ ruffe tffti/uainfegniU 

Or onorata , e degna 
, Iìimqfiraiien,ebeji i»ejìliaviffi y 

Le leggi di la tu fon eerte, e Jijje . 
Chi potrà dir ,fra tante aperte freve^ 

Efràtìmamf'^ii^everiejprmpit 
che de le co/e umane ilcielnon cure ì 
Afa'l vitiercartOy l'I variar de'tetnpit 
£ le Stelle, guì tarde^ e prf/fe altrove^ 
Fan, cbe lAiKtme mai non s'affeeure^ 
A quejto, e if Speranze, elepaure 
( Si come o£n'ut! d IfuQ veder inganna ^ 
Viiam ìLfQryibedaJijieffa è ingordo^ 
A creder fitef, cht'l voler eieco » efirdt 
più li cottjigliaf e piii girateti i'appammu 
£ porfraje condanna 
Ke'l proprio eTror,ma il tÌrìo,t l'alta peile 
Cbefalptrnijìro btnfin chiare, e belle. 
O qual letiaiafia pergh. alti moati , 

Se a' Fauni mai tra iejpelanche, e i b^hi 
Arrtv.t il grido di lì fatti onori. 
Vfciran dt'fuoinidi 07ubrojì,efófchi 
Le t>Aghe Ninfe ^e fer le rive , e ì fonti 
Spargeran difueman divini odori , 
in tutti t tronchi, in tutte l'erbe ■,* b fiori 
icriverangli atti, e l'opre alu^ e leggiadri t 
Cbe a furati vivo oltratnille anni ia-tessai 

.E fi in antioeder l'iKchio non erra, 
1ojio_fia lieta quejla antica madrt 
D'un tal marito, e padre. 
Siìtcbi Rmiukmnfiide'buùm Augufìi, 
Cbt't 



.ogic 



' ro- F A K T r. 

Cbe'leieJmn è mar Urda a'pregbigit^ r 

Stnigni fatì^ch' a ti lieto fine 

Scorgete il mondo^e i mi/eri moriaiir 
E gli degnate di più ricco (lame t 
Se tnitism- cercate imjhi mali r 
R rifaidar Itdattttir' '' ruìne,. 
Acciò cHe più cid/ifitt vi preghi, & itiur. 
Fate,pregi>, che'lcieliyitfe mn chiame 
{^Finche naturajit già vintale fianca ) 
Quefti, ch'i di viriùquifolo ejempio ; 
Ma difut lodi im terra un f acro tempi» 
Lafci poi ne l'et^nuturoi-e biancil;. 
Che fé, la carne manca ,. 

. Rimanga il Mime. E così deirta (acquei. 
£ lieve, e prelìo fi getta »e l'acque. 

Sù-l'indefal/y/ra' biaùjloglk 

Andrai camonr, che il tuo Signore, e mim 

Jvidelnoflraben penfìjojìede .■ 

Bajiia la ttrra^e l'uno, e l'altro piede - 

E- vergognùfaejcufa il gran d'Jìo,. 

Cbem'afpf»nato:.oìtd'io' 

Hi dirno/trar ilcore ardo, e sfàvillif * 

M-mio granSxipiom„Al mio Camilla l 

QmJPatàma Reali ci' di valore- 
Caratciolmio l'età nojhra rivede,- 
Volgendo gli occhi à l'alte mie tempefie^ 
Fé far sa à- morti e tenne in- vita il core.- 

Tal. che penfando àiraì delfiiofphndore,, 
A'modi/ami,.à' l'opre alUr-e modejle t 
ì^)a.trovo dmieì.dejìr vocijlprejh .. 
Che poj'an per lodarla: ufcir di fare ,. 

perà fpi£'of'*''agsiaceio al primo ajfalto'f 
E\ come vedi ) tremo, e'mpallidifco : 
E la penna, e la manjìfà di /malto i: 

O/e taùra incominciar m'arrifco,. 
Vedcndo^ne virtù poSVtrtant'alto,. 

ìXoffio* 



PRIMA ir 

Uomo wUfoJj'o dity Dio non ar3ijce, 

Miiudittiù Dive- af citi con-cèiarafams 

. Di %ueJto almo mio Cigno il noìne alttro t 
Lo qaaical petio-cajìoyt àjùtcero- 
I vòjfrifacri/aatifinora, é ama: 

taà.^tM* temgo-ilmio cor fa/pira, ehramt. 
Lafciar. queji'attore torbido genjìerii, 
E gir certluf ger^iù dritto fentiero 
Làydove apollo ancor l'afgHiatt ebiamà » 

Gfelicf queldircbt'lgravt gio^a- 
Seuza/ar- levar è miiigajo in parte- 
Veggia ilmio ardente t e iuvijtbilforo t 

JLcon piu.coltojiiliigiudicioir e arti- 
federico lodando in ogni loco , 
tajcieterno UbeL nùmt inmille tariti 

ZaffòrcBe riptnJandb-ar.tempoBrive t 
Di quella vita languida, e tnortalr^ 
£,.come canfuoi Ciolpiogn'ora.ajah 
Za.mai.Cc q,itei,.cBe meno aljalii'deve * 

X)Hientaquaj7alSoLiepìda.neve;T 
Nèfperne alcuna., h confolnrmi, vale^ 
Cb'eJJendD in fin qui Jiato.Àf piegar l'ale „ 
ILvoto omM-pep tite^ffa.tardore grevcy. 

ffjj-i, j'/o piangale wu lame>^ofpeJJo> 
Di Fortunale d'AmorerC dii Madonna^, 
Non ò ragion, fé non contr Ante flejjp. 

Ch'à gaifa d'uom, chi vanniggiando affanna^ 
Mi pafco d'ombre^ à i la morte appreso. 
£iè penfoic 'ò!i.lajfar. lafragil gpnna^ 

GJi.occbial2andogridava,.ifommoGtivei 
He tatlo.il fuo.poter^.tutte tue prove 
Chiuder ti'piacque inufitìnobilvehì' 
^eÌie-ainb'ì.Tnouendo or caldo ^orgelO' 

Ì>* 



12 Parte 

Dà mt partirle, e dimajìrarit Abrav! 
Quaiira, Sì'gMr mio ■, nel etr ti piove ^ 
Cb ai già fùjio in obito l'antico zelol 

S* pfr or»Ar in t(taj{eliata eertf y 

Doglia ti f finge à mn curarnaifi ^Mtni , 
Ci'imundo jìj poco d.', altrui Jtdole . 

^^u^dojìa, che virtù mi venga injìrtt . 
Vsdendo/t /fogliar pufna»3i gii anni ^ 
E lafeiar citta me^finza il mio foie t 

ft*i dunguf vi il mondo, òfere pellet 
Coiìguifiitia ileìelgovtrna, t regge T 
Quelì'é'l decreto de l'pumortal legge- 
iluejìefou l injiueniie ttern;e helUl 

l'anime-, cfà virtùfon più rihelk^ 

fortuna ejjalta ogn'or ira. kf ne gregge ^ 
r , E quelle^ per cui il ui2ioJì corregge 
Soggette efpone aventi, & à procelle, * 

Ornoadeurid la rarajthuitbeltade. 
Li divini ccJìutM, e'IJacro ingegno^ 
Alxar cojieifovr'ogni umana forttì 

Jì^inoii vieta; e tu perverfo irtdegìM 

Mondo il confenti; ehi cieca ttqjira etaJtS 
^i mente ^mortali oblique , e torti „ 

Una nova Angiokttaa' giorninq^TÌ 

Nel viver baffo apparve altera, ejcbimt'i 
E coti bella poiy lucejite y e viva 
Tornò velando à lìjuperni cbiofiri. 

J'elice del, tu chiaro or ti dimolhi 

Jiel lume^-ande laterrai qfcura, e priva * 
Spirti bea n.iti, e voi l'alma tuia diva ' 
Lieti vedete ogn'ot con gli occhi vtjtri* 

Ma tu ben fiuti dolenti , i cieco mondo ; 
Tuagki-iii è /penta, il tue valore, e morto^ 

- Tuadivinit^ccelieniia è gita al /ondo . 

Unfol rimedia veggo al viver cortoi 
Che avendo ÀìMvigana^sìprofo^^ 



Prima ij 

'■ Alffm ritctolgt ia vtiSy e tnara inporto » 

Vnhitamiajìmnméiìtréh helie hella^ 

"A> l'etàfunpiàverdett ^ù/ìorita, 

^ Eptr quel ch'io mfperi, al eiel/alita ; 

Tfitta Acef/a dt'rass* ^'ft^Jf^^^- 

A Dio dilettA, obfdietUf ancella, 

Nami tempo chia»nataà^altramt4^ 
Poi da quejfa tniferiéfii partii*. 
Ver me ti mojìra in atte, ad i» favella. 
Heh porgi mano à l'affannato ingegno^ 

GridandOxfié tu mi/ero, che fai ì 
■ Oufato, dimia vita, altofojiegm, 
£ m« tardar, ch'egli i ben taapo ornai. 
Tanto piitt quanto fon m*» verde Je£Mt ^ 
Di pntrfiai à^gli it^niti £uai, 

O vita, vita ni, ma vìvo iiffànno ì 
Naìie di vetro in mar di cieco errarti 
Setto pioggia di pianto, e di dolore , 
Cbefempre crefcecon aergogna, e dannf} 

Le tuff alfe prO^J}}, e' i vero inganno, - 
M'anprivo sì d'ogni fpei-anna ileore. 
Ch'io porto invidia à quei; the fon già farei 
Edi pietà de gli altri, che verranno. 

^^nàa vid'io mai dìferene, ì lieto ? 

Quando pafii queJFalma ora tranquilla 
Quando ilmio cor fu Jiiero, è^uieto ì 

Quando fentì maifcema una favilla 
De l'tncendio infelice, ov'iit «t'acqueta i 
Pfrpiù non ritentar Cariddi, e Hcilla ì 

Qualf allo Signor mio. qual grave offe/a ' 
Penfarfepp'ioguimai', che pur sì farti 
Odiata aver prigion devtflì, b mar tei 
Ove gridar nonvaffe, ifar difefaì 

Di treforeile/olaiajojlt^fcefa 

Per 



H PARTE. 

Per .]ùt!, ch'io v^sgio^, .ì le Tarlarti fm$l%. 
R i' altre in ^aradifo, e in lieta forte . 
SiJ/aHno, ovè-notl.è mia vece àmefa, * 
Jlhi /or runa niMiea, jthiJierajìeUa^ . . 
J,pen-kequì fra valli afettrt^ e trijfiì 
£lliifrìi£iate lì leggiadra, e bellaì 
■ Ma tu, chr à tanto malia vJa mi aprijli; 

l'giehsfalvarti piacqui , e quefla, e qutiU 
Per ^uaicagionmèJoLià morte ofrijìiì 

^tafrtddi monti, eJaoghi alpejtri, ejìtri , 
Ovt a pena mai caldo ilSolfervennei ^ 
Migiunfe^tnor-^ìienconJ'ufitte pe»»ft 
Per colman/jtd' affanw,e^pe^i;ri, ' 

Ivi co i tneffifuoi pronti, e Jeggieri 
Hcì difatmato cor vinaria ottenntì 
£ confper.inza in pene mimantenne, y 

Scorgendo i fiè per mille ■afprijentierìt 

Mfinypoi c'chbe vinta, efre/aJ'aòna ; 
Battendo i'ali^alzoJJìaiCiel volandu^ 
E lafàb me con iì gravo ^fahua ; 

Qnd'iocon voce fioca aU'or'^ridaMa 
Higìtò ben guadagnata, igiujla paimO, 
Pjt/eeruepiyChfjTfidal^n^ando* 

JO'un ili lucìdojpuro ,e freddo oggetto 
in un momento il Sol tal forza prende , 
Ch/n vivafiammii iljuogran lumeMcenie 
E di/cintilie s'arma il vTfo, eU petto . 

Altj, merjtvigiiofo,e Jìrano ertilo 
In tèjpecchh gentil Jìmde, e^inltnde : 
Per rinforzar juoi raggi à tè s'elfende 
Jl piùihiaro pianeta, e' l più perfetto. 

Da tè l'infoca, avviva, alliaua, e avampa. 
Che il mar. tner, la terra illujhorfuali • 
E tìen dei del la più lucente lampa. 

Konniriin ticchi' ffavillar mnvuiie^ 



PRIMA i; 

r €higmnmiracolJìa^s'uommaimfcamfat 
E chi nonfcalderàj, cbi/caldailSoJeì 

£ara-,fidà^ amarofa^ aìmit quiete^ 

Onde i miei duri affanni afftttan fiuti 
£ quejh miofperjir dubbia , falline 
i-acquijìa Viglìi dijiafs^ e Mete . 

£er tè btnfai , ci>t'n^uf(fitchii(fa rete 
Tanto' iianguirt eUfeJ^irArmi piace i 
Ch'ogn'a.rdivfMù nei tMOìnal piiiaudaee^ 
£^ià d'abito mi coiaio jnmejioij te. 

X,aUe,Jtamai,che dofò, tantepene 
Vanimajiama ripBfitrJipoJJa 

• Intèiitoveàtittt'ore à pianger vienet 

Oife pur la mia vita in tutto efcojja 
he lafperanxadi cotanta bene ; 
Ck'Mn/redda tnittmiijtlmisbiuàaqueji'ojpé 

J» quel ien nato avventuro/il giorno, 
Ch'Amare A gli occhi miei si vago apfarjey 
E ài novellajf/tmma il mio cor arje : 
Vide ir per terra ( à chi mei crede ) unjtk 
E co'hei piidtjtrntirla d'ogn'intorn» 
i FortunatafoggiorKo ) 
Iìtpallideiie,ecandideViole, 
Ond'io, ch'udiva il fuori de le paroUi 
E vedea'l raro portamento adorno ; 
L'adorfeguendo, iU bell'aria, e il n^te. 
Sentii legarmi da le f parte. chiome 

Bencredev'iot che nel tuo regno Aftiore 
FoJ}ìn frodi, e inganni: 
Ma mn tanti tojtneKtiyt si diverfi. 
Or veggio un earctr pien di cieco orrort. 
Di fajpiri., e d'affanni : 
Che maledico il dì, che gli occhi aperti, 
Mifero.àchet'offexfi 
t Hensa tonajcer pria tua mente cruda ) 
, Ual- 



■^^ 



i5 V A K T li 

L**hoidftmplicf yt nudai 
Aiewfoft'tlU difu'alier^ ttfcité ì 
Che bello-era il msrirt in lieta vita . 

Chi pensi mai t ebe dentro à diuhtgU atthl 
Tante faville ardenti » 
Tante reti, e late inoli fojfen^fiì 
Quanti fiaU avvitn^ '** Parco feacchìi 
Tante voci doifntiy 
Tanti vedi cattivi al varft pre^ , 
• Luffi , tif Vtale intefi 
QueJcbe la mente peregrina, e vag» 
Già àeJfiu mal prefaga , 
Parlami ai coi-f^be palpitava fartt 
Hicendoy ecc» il tremar di nq/framorte. 

fiual meraviglia ebbe'io, quandofH un punt% 

^^'ahìta con/tifa , i calda 
Sentì femaziedert altro fewbianteì 
Era ileolpo mortai palpita, egiunt» 
Ne la pia intera, e falda 
Parte deìtùr, dififa d'un diamanti, 
AhiJMtavo^lia errante^ 
Vn che mijfra^ge , un che m' utcidt adora ,. 
E per lui vivot e Mor»i 
Nepitr dalcitco, e folle d-Jìrmia^ 
Ma da Pingordo monde è fatta JHé . 

Qual friggio , qual amr , qua/ tanta gloria 
TifproH» àfar tue prove (/^f 

JUan con tuoi paroma cantra uompur morta- 
Qua ' palma, ifpog He aurai da tal vit tortai 
QmU inuditty e novi 
Lodi i qual carro aurato , e trionfale ì 
Or t'inalza fu l'ale , 
E crolla i'arce'j, e tienti affiti più caro, 
Cbefeifamofe , e tbiaro » 
ber aver ùnta sì leggiadra imfrtfa^ 
Spiritò imrmfyfenza far difef a , 

S perche amora lamentar cotfvitvimi 



' P ìt 1 M A. .17 

I>e la mia cruilii ditniA , 
CbtditantiftnpirìiJ fttUvi'tmfie^ 

JDieo^ ch'il di fCtfUlferfoJJ'adimtmiì 

Che mi féfiù U g^nna 

Infim al cor con fiagbt Mtrbe^é enfiti 

Tal^ebtpriit qitjìe ttmfi* 

Imbianckeranao, eb'ie/a/dar ItJÌ0lé, 

Aftnafn ttm/ntt* 

CA' io Tfffirtjff »l etlfo dtlfuo isrdt , 

MÀfit£gì pr*flé flit , eh^ tifn , V fardo» , 
3>»qtuldiinquàfcrftivt ,e feveampagiu 

Magro, t fallide in vlfa 

So» giù morti, i libertà brarKitvdo. 

'Ma f èrebi dopò 'Id^àao ih vanjìfitt^nt^ 
' Acqatt>l' almatrifia 
■ Che di e nttit vàfemprefof^tand» 

Ma ma A, che pinfanà» 

Non torni afuoi dolori akuna voita, 

Cojì di fette invaila 
, tonvUH;ch'adi la pitale Jtdifien^f, 

Che via meglio i emrir^hepiMgtrfttafre 
Quanti fiati, ta0o in qttejhjatw 

ÀI mi» fiero dejiimo 

Ho d^to biafmo, éah crude firlle . 

Ma che colf a Ì dei tielo , delvmfttth^ 

O dei voler dinin». 

Se voi occhi raertaì mirqfiequeih 

Forme cekjii e heiUì 

El cor gii vago dijua ntorti earfi 

Alfie»,Bu'hora tn forfè 

Stàdi fua vita, t di fegghre ka ftmaS- 

Che più pena t'I tardar , che rbtra ^pema. 
Can-Mn, fé tm alcun kefe» 

Ti fitmt^ del nuomal manfarpartbt , 

Ma pirtgrina^ foia , 

Come dolente e difpertta andrai, ^ 

Eftr Ciimin tiej in f aluterai . 

h Xhl- 



it r A ft T E s 

CVimt^id» arata, di frtddégei^a 
t£firimgì , e sfarai tmtarntlfrepi» regnti 

TmUwtiittvtfit^m^i ahifitnptg^- 
Crudtinnnpramtétm ti imifl«««'«) 
ili fiuUe bTiidt fumtt tbtfirfri» 
Jìiédtw* ài vinciltr drijar*» ttgiu* 

Léga furfi» l 'i rifiandt' miti danni , 
S'IfiiM guidti'dtnda' miei Mortiti t 
Qiiffi»i idfidf d-ifo tmti imgtHHt ? 

3>»w?» fifs'itije no» de miri frimi *nni « 
^i>fund*ie*mi»ciar.di tM/tJ^irt; 
Cbe ktm^w^ttt '^' «Mt/roiw affamù. 

.(XttUJlA^d'mHmtìh»rrihtifrt»tf 

Ch'il* un funi» Mii volgi t titn lìfarttt 
O StTtiU dtietnfiit émara vttrtt 
Ckt fM f* v'fi* tmUilciti/éttnf i 

OStrftnu Mìffcifiv in d»lcjftno 

Si*ii»i/ì»rt chMmrJ^ént itf^ m»rtt, 
"ttn pTffftriftKtt^ dvmtrfsfnU, 
T;-»j*avi vivande éffré9en*m 

Da.faéiv*IleinftrM4ÌtKJm»md»mfiifiit 
crude! mffir», e p^ dt' martAli^ 
t(kf/'i gli giorni miri sì tfeuri e tripi ì 

7triurigià ntn radd»ffiérm»im»ii ì 
infelice fÀBra, irbe venijìiì 
Jhrtn»b^t*)*mmrt%»£iifiuìjlr^il 

p*I hrfvr nutf • ti rif^n, i Lirs ^ 
ììinJisMiMwufdegmfaMiemàmnÉni 
Pu quelle , eh'itfftrAvs in riti htére , 
Ad altra farte indegnamente afftra. 

Sperava Uatia bella gmant» gira 
De fili' iihmi» « e f km» tinge il mare. 



P', R 1 M A. I» 

£iHpifnitimtté,e'/M mmu tfaltàft -, 

Chefiffe ftimiil'-, tnnU'^nmi imttrrm ' '[ 

feri/itdAminétm/iat'tUirfJitttft 
jtiiT» prtmio tftràr f*r altre gMtrr» , 
£ cs*tM d'Mtra min, * d'Altrt thitmt* 

^l Ctrji aniie»^ a la tua /aera mifrefà. 
Al ver» iwurr , H- lafamvf» fahna 
JUterna har mél£MiiÌMa itìftiia simsi 
CW nulla fttut el>i ntttfemte effrfa- 

Iì'ua**lirt émi9r,d'mifmbelfi>t9^tMfa 
Patrai htM tu et» la mortai tua Ja&na 
Levarti affane fiU hggiadra é alma >. 
Per far qm tmttra k marte ogai dif'Ja. 

Trtvifiù dvlce^ efiù canata tram^a 

QufUa^ tte'lmto morir dì t notte bramai 
Poi che ne' detti miei poca rimbomba* 

T3tfe difi*aheltàs**ria naa ama . 
Lafci qui gbii^o in tenebro/a tomba 
Jl/uo bel vi/», a nomi , tiafuafama . 

J> tut pitiariofìt éfatre Ratt 

Serba Signor mio cara intere, t/afdé 

E mqflra hotmai tue forxe invitte t baUU 

Aìfijr^ c'har ti minaccia, bar ti f eretta. 

Già le /radi amarle a te fan note , 

£ le vane fperanxe her freddi kar calde ;• 
Ai? Pf molta cte '/ car l 'aggiacci , ifeai^ 
Lafci le tut cil^ e rare date. 

Ma ftrcbefualca» dolce bel frineifia 

^ju^ldiileatufar lu ingegno, & aria. 

Libero almen rejìfli , e non manaipia. 

Cht^ i'i>ar è gloria folca» Febo,f Marte i 

esalti fiatan Diana vimerScipia, 



10 P A R T £ 

Efat chiare il tuo nmie in mille càrtt X 

TutgiJ^irtogentii fuggi lojìraiio » 

£ l'iniguii frigione^ e l fiere ardere^ * 

E fi i e'IiQmdi tomijcdii tua valore 
C»liti,ebe del tua malntn i anterfaii». ^ 

Hot ti bifegna aitar > e' bai metio effatie 
Daprinder i'annet e farei u» beii» boiure. 
Che li rete Jìan ferme in fua vigere ; 
Di-ehetua fiitìt/ela ^e l eiel ringratie. 

Aniife mai di te ti cai/e , àtaie , 

Due altre sii n'aggiungi a le àu* prime 
Per farne untarre aurate,e trionfale. 

p lieta, ò grande Udì i ch'in ti Jìiblime 
Luago ti veggia < e fece aprendo l'ale. 
T'inai»! ìt^ne aiciel cen le mie rime, 

Due pellegrine qui d^i parodi/o 
Huevamtnti difeeje altere^ e Jole 
Con so et, qual nel eiel udir Jìf noie * 
Mifure internale canunc^/te rifo i 

Tal, eb'io^ ch'era «• l'alma atlemtet efif» 
A gH atti benefit^ aljuen delle partir, 
Stavacem'hiwm^beferma gli occhi al StU 
£ riguardar ntlpuì^ne mtw il vift , 

Senno, beltà, valer la terra mai 
Similnonvide, ne ti delti accenti 
Sonare in detti si leggiadri , e gai. 

Onde, fé i r^ei gravoji afpri tormenti 
' tieitieibrtme cor^ortoibor che farai 
Xu Signor mit^ tbt ogn'her le vedi, tfentiì 



SECONDA PARTE 

Delle Rime di Giacomo Sannazaro, 

SPeat^erértnelmiocor P antichtfitUmUy ■ 
Et a ti lungi ,ftì eanrinua guerra . 
Daimio nemico bamaifperùvapiKt ; 
Qmfndoai'MfrirdsUdiittufìht . . 

Jwfemi rirtner da foTtt lactie. 
Per cuitangi^ttnwtmime mia , ejiik. 

Lingua non ptrria mai narrar , nèjìiif 

Quanuffint pungenti , e quanttfiamni • ■ 
Er'an d'intorno aiptrigiin/o Imcìoì 
Ond'tofcorgindo Jegni d' altra gutrt» 
Penfai 4t rimiejèarmi a h writjelve , 
Tofle che dijjifrai d'impetrar paté. 

Ofertjffiia howiai datemi paee^ 
E tufortunantuf ilerudojìiie t 
K'ndettmi • paftori ^& a lefehit. 
Ai cantar prime, a t[m Ut tifate fianrmti 
€h' io non fon forte afqflener la guerra^ 
Ch'amor mi fa tolfunfpittai» laccio. 

Non per viver SfgnorfuoT dei cu» laccio. 
Ma per menar qutjtepat' bore in fOti j 
Prtgo mendura fia l'indegna gutrr» ; 
Cb'io tornar ptjfa al mio ri^ietjiiie. 
Et acquetar l'ardenti occHltejiamime, 
Che ne citii piacer mi fan,ntfeive. 

Tempo fu, ch'io cantai per poggi ^eftlve, 
£ cantando portai nafcofo illatcit i 
.Poi piacque al eielfottrarmi a quelle Jia»tr 
Ei a caldi ftìfpir premetter pnet-' - (w» 
Albor m 'acdn/ìad un pia raro Hiie, 
Non credendo giamai ptùfemir guerra t 
3Ior veggio loffi , che di gturra in guerra 
Mijiratia Amor -, benché per altre felvei 
Efeguir mi fa pur F antico ^ile 
Tal ch'io nonfpeio ufcir da l' ewtfio becci^ 
hi «"• 



3(1 Parte 

NoatmAYémìeiàì trsofktHs fm»^ 
}é»fimr làmia vite in qH^tJimKmi • 
Aiw amnr^ mvtJtAntmr^ e novagufrré 
Stwtt da pace tftlAft^ t A» k/ehit 
£tm^Ì4teÌ9trdirtam»Q9éJHle. 

ftt'tt e ti un'ébrs whé , i fiéggr éfrkh» 
VdreuUfiaimt, ri grèvi miti ImHÒttiy 
Vdtfitfelot i d»L)r«fi'éeetmti^ 
£'Jtrijofue» de i- querele MniifUt 

Tdréi tu wM l'ujite mkfaiitbe^ 

£i fffei al mia ìanguirft»r»*nù imtemtii 
Saranpiett/e a mitifofpin ardenti- 
Quefi'éure ,tbr mttfmr granttmfa $mU^ 

Eìjediziero Minar qnakke fciniil)*- 
Reg<aAfr4qfuJìifalJì.,bauranmeTefde 
Tiel eofy che defiiuuh arde e sf^ilU . 

MaÌaJi,aviecbe vai, fé giano 'ÌMrede 

QufUai chei'filvarrti verme tranqui lUz 
iVle iactims ftw* m' «equijimifedt l 

Har hévefj'U tutu et mio peti» in/ufi 
La wtìf^h'EiinwA infpirérfmk , 
Ck'iopateJprcmdeUi aUe pmU 
Mqflrat al mando qrnfia miAMedu/». 

Xkltempp andiiv, i fsjìtralmia muf» , 
M deittu Tenjaifecit tidmckì 
Ci>e,fi'i del tifcofriva un ti ktiSfle, 
HtnfmfliUrdifmiaim tutta tfeli^fg, 

Magratiaa liù,ti>'àqtt^aetàpiiiferwta 

. Ti ri/ìrbò per farti inpiàfelieet 
E pi&belfacoemfirgli uiìimigiami. 

HuHqueriwafttrai mvafeniee. 

Ceti me' I giura AV7V>\ ceti m'afferma 
Qufilé, tàe vml , cb'4/o/pirar rifrnù 

SiSfiittgràtìtvirtmdtaiatheJhUe. 



S S e H D A» ii 

CI>e'lnafttrim»firbiffiÌ4fUlflaétatfy ^ 
Pftfaimi tantfmfiar tamia btltittt, 
Tmti virtit, lì rartt bomjit , e biUr: 

Che' tbajojìilnnrhfu alte é ornaft 
S%ffÌMg(/ìe a Udar l'aima boM'Jfate^, . ' 

■Di cut tonvitM r fe V manda ancbe /av flati. 
^anttg.rMi* a quffii ocekittbt miranda 
^^riait parole in me lì vaghe , tfnnu, 

Cb'egmi aniviagttttit l'appreizit, e bramat 
Qftante aqHtllaferena^ tì^tafiontt^ 
CÌK'i.tMÌt4fbileiii£epnofitUeva»d» \ 
C«0rviffiideJtar,pfr£ttHa/ama.. 

Casùn sì giuJfaiftAi CrctM nom iehbt 
Per Cttwyt per Giunam digloriaijìy 
Ne per Diana, ò Febo d'ifaltarjì 
Ortigiaa l%f , che più pregi arjìdtbhl* 

^MuteJ^pohbeliabtggipotrebie 

^^er te Signor mia tare al citi Inérjt^ 
£eon vivace/ama etenrafarjt 
Per quejia altra miaDea,chiiaellacrtbhti 

OJàrtttnato mdo , òfasro bofpitie^ 
Qv'éieielperJ^Fgnoptnttr piaegme 
Deifragii mver mw doppia cokn»sl 

Benedetta in tejia la ter» a e Ciaque., 
Benedette ieJfelU,»nd' beibe initi» 
li mio Signor (t'ornarti te lamia detlM0» ' 

ÒuMdo i wilìri Begli etebi untalo veh 
Òmhratido eeprefemflicett» t btaut« « 
Jì'unagelatafiamma iicor t'ailnaté ^ 
\ Jifiidonna,f itmidoile untald^^ilé 
Trafetrrt sì , eh 'a ftt» a par» i» marnai 
Ei'abnapei dilettojìet^fitma.-. 
Cori merenda mvd, « toH gnelle srme^ 
Onde uteiiiete^mif potete flii^rw 

b 4 Va' " 






24 PARTE- 

raghifoivi élteri bùn/fii , e cari 
Oeibf dil *iver mig caghmf , eftttte^ 
4f'ieiei qui vi ere» ttu litufwti 

_Ptrfér i giatni mmftrtni i ehiari, 
, Itimque ilhelvth, e fHfi iegiisdri, t r*rè 
Céffeili éJÌHdioffarJifermUmortt ■ 
Un le ina» in miei donmfemfre accori» 
Perche mi fon di vti lìfptjfo alarti 

a* gufJTofe/a Hou tnrdafe nt farle 

tadebii [„nna,e rajannaitiitgegm, - 
Sérefiefe/e ornati in mille tarte; 

Cw, ben the ijìa di tanta altenziin^gm^ 
H' Amor feff imo pur fttreifevi'arit - 
lajjar di wi qua giù mnjeggier pegns , 

Candida e bellamaK, che lì ftveate 
Fra bei lumi Ifggifldra tiattraverfi^ 
E higrirm do miersìfpejo verjt^ 
Che rinfrrfeaf deverìart lapiaga àrdtm e. 

Cm U vid'iopajarfoaoememte 
Jldì,cht la tua Iure mnfoferff . 
■d ragunafì bei capei difperji^ 
CbemiJiansìfcBifitibtriullameitte. 

MAcktpoieapenfar,d'uM netto avori» 
Veder fon ujcir mai tanto vivaeeì 
chi fÙ ver prefago di f US mariti 

^am fola cagion, perch'io mi glori» 
Del viver mio corìpenafe, e forte, 
Quand'n bavrÒ mai teca qualche poeti 

Strfo» pur/oh , t non tcbi m'^ahi 
^krochefagì^ e quejìe guercie amUhei 
£:"tJ^dtmeJfeJJo-ufoJidarme. 
Oftcretari di mie pene amichty 
A cuifonttati i miei penjieri aeetiti. 
Patri fri ni^cura bar lamemarme , 
PeiePemm trevo abr' arme y 

Colt' 



:,:o,COOglC 



SECONDA. aj 
Cifra i colpi d' Armir , cbf preme e sforgi 
QueJìafmU mU scorda 
A/efrtr fìù, c'huem maìfojrife in ìerrdi 
Tal,cheje i'afpra gMfrrit 
Pietri non tewpi-a , ilfoi morir n^è gioia, 
Ch' a chi mal oive, il aver troppo i itaja . 

Certo ief^re, e gli aworo^ augetii , 
£ i pefct d'e/io Mtitno è duiara gorga 
Jlfonno acqiieti^t l'ariii,<! ivemi^e l'acqui: 
Sol* tu Luva vegli , t keM m'accorgo , 
Chi vervie drixai gh occhi honefli e Mli^ 
^é mai la luet tua, eom' borami piacque. 
Tu/ai btn quanto tacque 
La lingua mia , e guanlaj! ritioHe-- 
Dal di, che ad arder wnne 
L' aniT»ia ferva in quejìo career ffffcoi 
'JÌBr,che'l mio mal ceno/co, {anni^ 

Che "/ dtjìr viafiù crefct ; * mancangli 
Comincio teca a raccordar miei danni • 

^tantejìatequeftitempladietr» 

{^Se ben hordelpaffato li vimembri^ 
J3i tneza none mi ved^Jìi irfohl 
A pina a rirar traina l'afflitte membru 
Ver fuggir un penjìer noinfa e tetro ^ ' 
Chifeajlar ì' alma per iivarjia volai 
E per temprar mio duolo, 
C> edendo t e be' l tacer giovaffe affai ' 
Non t' aperjii miei guai : 
Mafe'l tiio corfenrì mai fiamma ahamt 3 
( Efei pur quella Luna , 
• Cb'Endimton fognando fé contento') 

. Conofcer mi poli {Hai gir jè lento. 

Chtpoteafar^fe d'ogni fpeme in bando, 
Edaldolarmi vedea prefa e vinto , 
E' Ifonuv era ifimieo agli occhi miti t 
Tatbor in queJieJHoe rifofpintt , 
Scriveadi tronco in tronca fofpìrartda^ 



l5 P A X T E* 

1,'àlmsffmplice y e nuda ì 
AlC^fiifi'fiU difuUIberfi Kfeità j 
Cbt belh-èrA il vurire in lieti vita . 

Chi pensi mai -, che dentro à dia-iégli gechi 
Tante faville ardenti > 
Tante retile iaecivtli/h/pemt^ì 
Quante fiate Mwvien^the Pareo fcMchii 
Tante voti dolenti^ 
Tanti vedi cattivi al vatf» pre^ . 
■ Lago , che vtale intefi 
Quel che la mente peregrina, i vagn 
Giàdeifiumalprtfasé., 
Parlao4 aicor^cbe palpitava forte 
Hieendo^eccoiltrfmardi rui/h amorte • 

Qual meraviJtlia ebbe'io^ quandftnttnfuntt 

"/.'alma confufa tt calda 

Sentì fema vedere altre fembì ante ì 

Eraileelpt mortai pajjato, r giunto 

Nf la più intera, e falda 

Parte deicor^ difefa d'un diamantf, 

jihijhitavo^lia errante^ 

Vn tkt mifiru^ge , un che m' uetide adora ,. 

£ per lui vivot e morti 

Ne pttr dal cieco, e folle dejtr mie^ 

Afada Pingordo mtind» ifatt» Di» . 

Qu^l/i-eggto , guai onor , qtiaJ tanta gloria 
Tifprona àfar tue prove ( /f J 

Noneon tuoi par^wa cantra mmpurvtorta- 
Qaa' palma, ò fraglie aurai da talviltorial 
Quali iauditef e nove 
Lodi ì qual carro aurata * e trionfale ì 
Or t'inalza fu l'ale., 
E crolla farce'^etientiaS'Mptit caro, 
Chefeifamofo , t chiaro , 
Per aver vinta ti leggiadra itufr^a^ 
SfMtò inerme, fenxa far difef a . 

£ ffrebe anfora lamentar conviemmi 

5* 



' P Tt 1 M A. t7 

J>f la mia cruda dnmA , 

Cbtdita»tifeì>ptrìiJ pttUm'nnfit^ 

Dico, ch'Udì, cb* UlpercojJ'a ditrnmu 

Che mi féfsù la giHna 

Infine al citr con piaghe ae4ràe^& enfiai 

TalfCbifria qaejie u*nfit 

ImhimchtTMmit eb'itfaìdar Uftpté^ 

^ f*na fu cornetta 

Ch'io rfffiragiaìealfodelfuùdardti 

Mafii£gìfnftafi&,eb^ tigri ,ifardtm , 
JD» quel dì in guàftr ttlve ,e fer amipagne ' 

J^a^t, i fallide in vlJU 

Som gito TiiBrie, è iibirràiraman^V. 

Mapercbt dopò 7(i*Àw tu caM^^j.yXf, 
" Acqueta i" alma trffla 
■ Che dì e mtu vàfemprefoffinmd» 

Ma non ti , che penfandt 

N"^ torni a/uùidaltri akunavoka. 

Cojì di peni inveita 

Xonvien.cb'tdj lavita,éjlàifim^e% 

Cbt t/ia mrgUt i marir^ebepioHgfrfwipre 
f^antifiate^ loft in qKeJhJatt 

Al mio_fiera dejiin*^ 

Uà datthiafvit, àaberudtJtflU . 

Ma che caipa i dei cieli , ò itlnmfttì», 

Oàit voler ditfint. 

Se voi occhi ntot lai mirajfegùeih 

rorwe ceUJiJ e htiUl ■ 

Ei corsia vago àifua mortt ovrf» 

Atfico, ou'èora in forfè 

Stàdi /uà vita , edi peggiore ha ttm^ 

Che più pena t'itard»r , eht Fbtra ijirtma. 
Can-Mn , fé in akmn ho/co 

Ti fetmt^dclnuotKal monfar paftkt , 

Ma peregrina^ foia , 

Cetne dolente e difperéta andrait » 
£per Citnin nfjitn/aluterai . 

h Dol- 



it P A K T E s 

CVimstid» £tà»tdifrtdd*gtkfia 

CrtuUlatiwramtain ti iuitM4twié) 
Di fiulk btrrìdt fumtt tlnferfri» 
Dindtmé 4Ì vineiiar drlftnt ftgm . 
Zsjfi fHt^t t 'i riflen et' miti dAttni , 
£'l filma guidtì-dgiida' miti Merliti ì 

Stfiét ittfeAe d-if9 tamii ingstmi ? 
» f^t'Ì9.Je wo» de miti frimi tmni » 
' Abntnd*ÌctmiitciaT:di titifoffirti 
Cbt ktm^Bffttt ehi MR/rev^ itffìimiit 



GtgtUJU, ^tmmti bérrUilfrtptt ■ 
Ch'in uM fhntt mivoigit titniif»rtti 
O Streil» dtitmfia amara mrrtt 
Ckt ttn tms viji* turbi Hcitljtvnu i 

OStrfrnìt n^t^9 in déietftao 

Situiti ^tr, càtmit/ftrétMi kt^tmrttf 
7V< prnfpftifueitfi MtrvrfitfirU, 
Tié/tavi mwA»di ^fr»9tntmn 

Xié:ju*l 7»Ui itftméiail wnmd» mfcifii, 
Oeraàtl m^n^ • f^* dt' mnrtalit 
**'/*' (i't"»^' t'iti si »ffmri t trifii l 

7iriutigià Htm rtddtffi»rmtiim»ii ì 
ImftiKt fdttT»^ À tht vtnyiU 
thr$it»kéifiasmtwttm£ii/m9ij!r4lil 

psl ¥re9e etmit ti rif^fa, i Lira, 
Nttijiéni» msfdegwfasittttimrìtr^ 
Pti qutil» t eh'itfftTAv» in citi Itttre , 
Ad altra farit imdegnamentt afftrit- 

Sftravé Itsii* brlis qtianf gira 
jjt Pa(ft iiltmk» , e fmmu tinge il marti 

f ffi- 

L.o-:,:O.COOglC 



Pi R T M A. I# 

Empitr»f tmPta,eUM mmt tfaftttf 

Cbffoffr fiimiiU^ rmilfémm ìmtrrrM * 

■^'dttta WM , eàiffgmété é nem* 
QiuiUtffrntifietihmMmiJirrS' 

^trifudér nmitnfint '»krt,pm»t , 
Mtn frimiù sftréT f*r ahrs guerre 1 
£ cMiUMT-d'attn m/», e d'/titre tbiMte, 

Jll ctrfa Mitìe§, a h tua/aera imprrf*, 
Ai ver» banart -, à- lafitmofn fa/m» 
interna htr »iét;guidtìii inftìàsi 4Ìm4; 
Cfp^ MulUftHit chi «Mtfente offefa. 

JO'uM^tltro Mior,^'*» fià hfijhf* ^ttt/k 
Potrai btMtuetn la mortiti tMafabnd 
Ltvarti affemt fik ieggiadrr. é tlm* - 
Pf far giti tornerà à mtrtf ogni dif'fa. 

Trovi flit dolce, efii camota iromint 

Quella^ cos'I mio morir di t motte hmtmÉi 
Poi che m' ditti miei poco rttnhgmbt, 

Ojfe di/uAbeitàgèma jnut ama , 
La/ci già cbi^e in tiiukrcja fotone 
Jlfuo tot vtfi, a »om! , I iafHnfmn* , 

l^tMtj>ifUrÌ^e,&fiiere,Rofe 

Serba Signor mi» caro iniere, ifiildt 

E mqftra bonnai tee firae invitte i bafit 

Alfi.ir, c'hortiaiinaceia, bar ti ftreofe. 

Già le frodi amorafe a te fan mte , 

E le vane fferanze bar freddi bor falde , ■ 
Ne per motto che 7 cor l 'aggiacci , ifcaidt^ 
Lajci le tu* cel^fii e rare dote. 

jV<» ftTcbefial con dolce kelfrimifì» 
Queidiileaiu/arsu'iMgegno, é arlt. 
Libero a/mem r^JN , e non maneifi^, 

Cht^s'horègltriafoleom Febv^ Martci 
Qualtifiacoit Diana vincer Itipiu 



IO P A R T £ 

E far cbiivo il tuo ntme inmiile cariti 

Fuggi fpirtogentii fuggi iofriltia , 

£ l'iniqua frigioru, iijifro ardire-, * 

E fa , e'hom*! eonofeéii tuo vaiare 

- CoÌHÌ,cbe del tua malmn è ancor fittio- ^ 

Sor ti bifegna aitar , e' bù modo e /fati» 
J>afTtndtr l'arme., tfarii un beli» bomre., 
Che le rotejtanferme »w fuo vigore ; 
Di Jfc tua viitù/ola ,e'i etti ringrati», 

Aazife mai di te ti cai/e totale.. 

Due altre sa n'aggtuwgi a k dt* prime 
Per farne tm^arro aurato.,1 trionfale. 

piieto, igramde Udì , ch'in rìfuiiime 
Luogo ti veggia ! e teco aprendo l'ale. 
T'inai»! in^HO aiciel con le mie rime. 

X>ue peilegrinf y«ì d^ paradifo 
JSuovammie difcefe attere., e fole 
Con M ctt quai nel liei udàrfiftaU , ^ 
Mi furo iHtor«o,e con untato rifa t 

Tai, eb'i^ cb'era con l'alma attento, efif» 
A gli atti boneJH., aifuon dille parole. 
Stava cmt'buom^he ferma gli occhi al Sole 
E riguardar tt»lfui,ne movi il vifo . 

^f ma, beltà, valor la tnra mai 
Similnon vidi, ae si doki accenti 
Sonoro in detti lì leggiadri , e gai. 
■ Onde,/* i miet grav^ afpri tormenti 
Jìeieer hrewe coitfartoi hor che farai 
Xtt Signor mio, chi ogn'bor le vedi, efentiì 



SECONDA PARTE 

I>clle Rime di Giacomo Sannazaro. 

SPenl^erMtnel mia cor P antichtjìaainait 
Et a ti lunga , t li earainua giàfrta . 
JDalmio ntmieo hamaifptravafaee ; 
QKtiido-4 imfcir de U diittujeive . . 

JÌSftnti rittmirda forte laceio. 
Per etti eangiér.t»»véiimnè e vita , tJHIt. 
Lingua non p^rria mai narrm- , nèjìile 



Quaatefpine punge»!! , e quunte/ÌM 
Er'an d'intortK nlperigUtf» laeti»; 
Qnd'tafcorgrnda J'gni d'aliragutrTé 



pemfai di rimbofcitnni a le mieftive , 
Toflo che difparai ditn^tfar face. 

Oferejielhboviai datemi pxe^ 
E lu/erluna mute il crudtJiiU t 
Rendetemi apajiori^é&lefeive^ 
Al eantér frèma, a quellt nfatefim 
eb'iofunjoti forte a/q/ìeoer la gutrréj 
Ch'amar mi f/i colfuajpietai» laccio. 

Nen per viver Signor ftur del twlatch. 
Ma per menar quitte pig' bere in p4tt j 
Prego mendura fia l'indtgrU guerra ; 
Wio tornar pej'a ai mio riffiicofiile , 
£t acquetar l'ardenti otcultefiammet 
Che ni città piacermi fan,nefelve. 

Tempofù, ch'i» cantai per poggi ,e/elvf, 
E t amando portai nafcàfo HJawit i 
. Poi piacque al citi fot tr armi a quelle fiam» 
Et acaldi fiifpir premetter pmt.^ (««s 
Alter m'acttnJìitdunpià raroHHe, 
Nsn credendo giamai ptàfentir guerrd* 

Hor veggi» laffo , che di gturra in guerre 
idijiratia Amor , benché per altre fehe% 
Efeguìr mi fa pur l'amico mie 
Tal ch'io nonfgeto ufcir dal' em^ lanì^ 
b 3 Ng» 



:,:o,COOglC 



i.i Parte 

No» tr»9.ir miei d) traa^tétHé fétk, 
Mifimt Umia vit» in ^HèWtJSmKmi • 
Kovoàimr^ Mve^Atnmft * fota gMfrr* 
StiUt de fétt tfclAfi, edaie fihe, 
C W^ ietti» trdir ttm mwtjtili > 

ftt'e^ the un'ékrdvoh*,» fiéggt éfriti* 
Vdrttt rifiata», e i gravi miti làmentH 
VàmiSrtx>e idikr-JiMiinti^ 
EU tri/le fmn di k qiurtU *mtifin 

■ Tdréi tu mér i'u/ate wùtfaiitbf^ 

£ i ftfci al mio laniuirjfsrsmto inttuth 
SaréMfiettfi » miii/e/firt ardenti- 

?Hefi'4ur» ^tht mi fmr gran ittKfa tmlt^»^ 
■ di vera amor qaalthe fcintilìé. 
Regna fra quejiifaffì, hauranmerted» 
Dei eor^cke dffiand» trdr e jfavilla . 
^alajpfyémicbevakftii^na'ltredi 
Q^ita, cbti'fiivtTTfi virmttranqui //4> 
"TlfU ùerimt mitm,* sequifianfeA t 

ìiar bdwfj*i§ tutt» at miaMt» i»fujk 
La virtà^b'£linma in/firar/noit , 
€b'iof9Ujpnw^ki aìttfsnh 
M^fitat ai mando qutjta mi a ìdtdff^ 

Htl ttmfp amdhv^ i ^afitralnùà muf» » 
S deiluorozajfilfiebt tidueUi 
Cbe^ft'lCieltiftofrivéunsì kii Salty 
HenfattJH hordifmta in tutta tftlufs. 

Magratiaa litiy eh'àqu^a età fii /erma 
Ti riJèrUfer farti infiàfetite^ 
M fiiibetfacatmfirgU ulìimigivmi» 

HtMfue rimirerai mvafmicr. 

Celi me'lgittraAmer, etii m'afferma 
Quelle, tèe vtul , cb'if^firar ritenti' 

fltUHttffràtirnìrtHdtiiiiùcbt^fittle^ 



S E e H D Av ti 

Che 'In^eermitfirbt^^qàifiét tutti , 
Fetrfajmi etitfmfltr tamtaitttittt, 
Titntf virtùt 'J rtre, hoìujh , e btllt: 

Quante me rendi àvoi/'tcrtJereJIe^ 
Che' ibajjajìiletnrhiu aite & WHitft 
S^fing^eAli>dari'aimabon-fistt\ ' 

Siicutto»menclK'lm<i)id»itnebefm)emi 

i^tOtirAtif <* gif£^' aecii,(be mirande 

^^re»a pdraie in me il va^he ^tpnnté, 
Cf.ogmi animagentii l'apprezza, e brdatat 

Oftante m gne/laferena^ e iiftaftinte^ 
(he'ljaiii4ehile ingein«foUevandif 
Cefiri^ff t df^at pergetHaiama, " 

' Cagimiì gJuJTa mai Creta ma iehhe 
Per CtBvtf e pur Gmtun digloTtarJty 
Ne per Diama, ò Feba d'efaltarfi 
Ortigia a i'bor , che più fregi ar_fideUe€ 

f^mte Miàgoli bellahiggifotrebht 
jPfr te Signor mio taro al cieUevér^ 
£eon vivace fam* etenta farfi 
PerqHtpaahritmialìea^chiinellterthhai 

OJartruiatfi mda , ifacro ho/pitiOf 
Ov'élcitlperJ^fgnaptner piaegne 
Deifragii viver jttM doppia eoiattnaS 

Smedetta in tejìa la ieri a e tiaquty 
Benedette leJielUtMd'bebht ixiti» 
UmiQ Signvii'ormarti , e Uwuadtjn*' 

fiondo i vqflri begli ecebi un eoga veh 
bmhrÒMdo eopre ftntfìicettt t hiamt « 
Jì'unagelatafiamma iictrs'allmata, 
k Madonna^ li midtlU wt tald^pel» 
Tralìtrre sì , ch'a ptct apttù io maneOf 
Ei'altaaper d'ietto Jìee^fuma ., 
Coli morendo vivo^ e ton quelle arme^ 
Onde utti(Ute%v» potile flit^rtat' 

b 4 Vf " 



24 PARTE- 

fagbSfoévi alteri bonffii , e cari 

Qetbf del viver mio ttsienf ^tfcarh^ 
^e'iciilfuìvi tre» ttn lieta ftrtt 
per far i giorni tutti firtnì e ebiayi, 

JiuH^tu ilhelvfh, e quei leggiadri, e réfi 
Céffiili ajiudio J^arJ! f(r miamoTto 
Co» le mMìte miei damiifemfre éccort* 
Perche mi fon di vti tìfytgo avafit 

S* quefCogkJa non tardafe m fartt 

té debil pennate Fiifannaio ingepft ■ 
Sartftefofi ornati in mille eartei 

Cbe, ben che ijìa di tanta alte ita ind*i)ni 
SyAinmrfoJfinto /mr fotreifeux'artl • 
LàJJ'ar di vti^uàgiù «onUggier frgng . 

Candida 'e bella ma», the ilfovente 
Fra bei lumi kggipdra ti itttnwtrfi , 
£ m^nH da miei tìfpejfo verji^ 
Che rinfrtfca* devtrU» lapìag» ardoat *. 

Giàtiwd'ÌBpAjarfoavrmoMte 
Ildìyehe tatua Iute menfojittjì^ 
A ragunar ì bei capei difperjì, 
de tnijian lìfcolpiti bar nella mente . 

M»fi>ifoteapenfar:,d'un metto averi* 
Veder fon ujcir mai tanto vtvateì 
Ocbifà ver prefago difuamtrttì 

^anofo/a cagion , percb'i» mi glori* • 
DelvivtrrHìo coti penof»^ e farle, 
Quiad'it iavri mai teca ^uaiebe patti 

Jìor/on pur /oh, e noni chi m'itili 
AkToehefagìy f quejfe quercie Mmitbe i 
Et i»Je dtmeJiejVufoJidarme,- 
Ofecretarì di mie pene antiche^ 
A CHifenHoti i mieipenjteri ocetitiy 
Potrò fra vaijtiuro bar lamentarmi ^ 
Poiebeimm tropo altr' arme. 



SECONDA. 2$ 
Cutttra i colpi d" Amar , cbf preme f rforUS 
Quejiit frale mìa leorxa 
Afiffnrpiù, c'buem maifopipinUrrdi 
Tal,cheJei'afpragtierTit 
Pietà nofi tewpi-a , ilfol morir m'è gwé, 
Ch' a chi mal vive, it oiver troppo è MJa . 

Orto le fere, e gli aitioro^ auge ili , 
£ i pefci d'èfio ometto è ci»ar0gtrg9 
Jlfonno acquetale l'aria,f i-venti,e Tacqui: 
Sol* tu Luna vegli , t heit tn'actargo , 
Chi vervie drizzi glt cechi hanrfli e belliy 
Jié mai la luet tua, com'horytni piacque, 
Tufai ben quanto tacque - 
La lingua ^ia, e quanto^ rittams' 
Dal di, che ad arder wnne 
L' anima ferva in qutjlo career fofeot 
' Jior^che'l mio mal cenofc», («nm* 

Che 'l dz/rr via-fià ere/ce j * maìKan£li 
Comincio teca a raccordar miei danni • 

^antejìatequefii tempia dietrt 

(Se ben bar del pa0}itii tirirnemhrtty 
Di nuM notte mi vedali ir faloì 
A pena a l'boT traheai'afline mirnh/u 
perfuggirun penjier noinfoe tetro, ' 
Cbifeajiar V alma per levarjia volai 
E per temprar mio duolo. 
Credendo, che' i tacer giovaffe affai " 
Non t' nperjìì mìei guai i 
Mafe'l tuo cor/enti mai fiamma alcXMà 3 
C EJìi pur quella £Mna , 
■ Cb'Endimionfagnaìtdofe contento} 

. Conqfc ermi potè (Hai gir lé lento. 

Chtfoteafar-,fe d'ogni fpeme in iandoi 
Edaldilormivedea prejae vinto ^ 
E'ifonnv era ^mieo agli occhi mieli 
Talhor in quejiejilw rifa/pinta , . 
Strivea di irvnco it* tronco fofpirandoi 
b S -Cw 



.t« P A Tt T E 

De là tuis JamiA ilmmfi * ben v*mi^ 

Cbtfojfi iat noto » Iti z- 

Forfe q- tlcore AdamaMÌna.t fiir% 

Afittà^Totvrfb'he dimiafirti, 
Sminrrriie a morto i. 
Cbtftl e Ha li pub far e»Mf ut p Arale i 
C'm tanta fio^ìa. wn mqfirj^i il SoU > 
7él£MÌd»fcmmt ilmìt dtt» dt^o^ 

Cb'ai labiriwt»tHqiiaUìiutnd4 ' fuggii ' 
Mi chiu/e'i onde m» efft komaifer tempo» 
Jà quefio intatto^ fotta 'àqiialtmjSru^o^ 
3lif»rrebbeiìgra»télttedetmi», 
Se guidar doMfperaffim aleum timp» \ 
M» perch'espi bar m'attempo > 
£ quella daiet tuia nimita acérbm 
' bidiittdipiifMferba . 

yermiftmtjfraye fnm veggi' altro fi amp»i 
Corro fena: arme al campo» 
Per/or , l^a, di nu luLimit prova i 
CItf bfljìn è morir, com'buomji Iretta* 
Cbefpero io più^fe hom di pi aviti» piatito 
Varcar mai fciKpr*,e d'uno itt aitroJiréìioT 
Simi i»**ma Am^; Foriuva^e'! Cielo. 
E bench'io nonjìa mai di prangerfaùo^ 
Pur mi rileva Htfcgare alquanto» 
Pertb'in^ienmfoi non cangi il pelo» 
Saufar non fojfo ii velò » 
M la man hianeay « be'capti» thefge_ffi 
ìf(t fanno odiar me^e£o , 
f^nda tra'lvolco inordixati offa^ 
jStfona innidi , eftarji 
Diqut' beglroccbi , o»' io mÌrandoJtfÌ . 
Sento guài Sa 'Igiaoer dti parodio. 
j,g^»tki potriamai ridìt à pient --v 

Qml the quifta tfgaanata infeliu ahna 
j^te^i^tTn»aif»f*tOs'ellaid'efe<^ 
A* 



:,:o,COO'j|C 



LaaiUi iti iKJofa, e grAvffdim* ' 

'honpuò set iMti ofanni wmr mtn»i 

Ma pia t'indura,f*rthti du»i fiù trefts . 

m far cbt vi'ri»:Tiffit 

S^vide litik,M2i UtHiamatvipiipUi 

.Che s'jtlepriitffnfct^ 

Ctf ufo tàvejji M^mM'occhi eraaJlMtMteau 

Andar^ml^be Wiii»; 

Cbt dejiar tKxdrtfiù lni*gsttadt- 

Cbiguò gttvin mmir i* hbtrtade. 



Canaanfi iua vemur* 

fi guldAjfì dinatai»litmi* atibiniu: 

Qiualiailit/ua latiti*. ■ 

Cen rii>erenMy& bumilMenU fienili 

Tanta cbt 'i L-mia bégni^ 

€bt s'is^fdva del VMduali^attryté, 

Cbe igutàfax thi fm JbìtmmM » mji)£ 

JUftiifandiétJàaveBni^iifpmrd$r 
Al rider «jo ^ al furiar dokfbumtle^ 
jUdivingaTtmninto, àqiul getilH^ 
SfÌT téyCb'iciiiimift veder ti tard*^ 

Senta lagiag^yand'io iKJfi» »* Md* 
Terfarfaco si dekt » « tìJUtiit 
Ch'agn'aitra viia^ agni fiactr m'i vil^ ; 
Efal d'uJtirdif'»*lK>3gi mìguard». 

Jfa^ueltCix'lmade^rftù defiaegn'brr*, 
■£Uìmmbellartbia>tc*,ebtd*fieft 
Ih marma avamat. e i gigli difcaiora* 

MnjtyCbefelMiar-mifai mtjfeffo, 
Cbifojii a' prtigbi miei fi *MÌca all'Href 
Ptrcbt tm li ftp' » vtd*T tOifSmB l 

OmMmbgS*^'^ * '"fi '<"»''»*'<«^» 
O latte i ftrie, ò fur eMdida neve , 
jJoletbamrMa man inu» ehi l't lifw 
J^t rindi afefi, ««*'« «*■'»» mijlanet^ 



t« PARTE 

Se d'arjtmtefoj'pir ti salft un quMiea^ ' 
Stftecarfo a chi mttsr frtfiar Jt dtvt ,' 
' Vvtgi A l'ahua ag'aatut» quaiett breve 
Conforto,» cuifertutu, e'I del vien méOC»» 

Sai henyciieinqtiéimie fido aiiojeggùrtu 
Tufqfli a gutdardm di tanti Affitnaii 
Pertb'i tt/f^o (olptnjter ritorno. 

M>4 te ninne iir^/iaro di miei doam: 

OndTt e'Ì9 vivi, a tee* ,iSiliife^ e'I pema 
FsrinemarftrtetmUt «imiU'amm . 

Stlé miptletiMjfé/Jiìn tTtteìt a /"«nir*. 
In trettii d'are, e di fiif nH eke'iSolft 
Permia rara ventura vide un giirnoi 
E tot bil vif», e ce» la iéanea man» 
•far Mne i'herbe, e ifier tt un verde co/ki 
- Cbe ferme fiahd^tti» tr^cunlmlf», 

X^\ vedri ti mai vrnireii temta, 

Clelia kfederm'tnviti aìaitil'mthra-^ 
E mi ritenga in quel aiate etile 
Jìatfirge,- frimc ai difarrir del/oJe , . 
Stveute la gentil candida mane 
Ver mffergende «. tsmtfe qutl giemoì . 

f^uand'iiifenf» ai benedetto giorno , 
Ibemeimiaatrrimtvmildiice tiatfo , 
Sqffiréildande l'henararatMane , 
Ch'.amormifiiliEditoev'èqiaiPQmhKili 
Sete ebe già tm Libra tlbtrgaii Soie* 
Peribi ut» lo vtgg'h nel rice» teilel 

Oqual grafia Jentìjhpra al tuo eelle 

Patria mia bellOi in te mirande al gtarnt^ 
Che meta bawia reni' un i'aitrotmajil*^ 
Pei carta di fenJìirt quel breve temf» 
Rivelgende/ra mi, mi farvi un'otatrs à 
Cbe Mti videa la dijìata man» . 
, tf*n vidi 'l mondo lì leggiadra mane, 
.flè tefrì'ltiel mai ti filiti ttite .■ 

Ei 

L.o-:,:O.COOglC 



S E e O N B A. 29 

Eifitlh,fitlh Amor ^faile ntictr r»mhr4t 
Ciré tifi mio cor •frdfgpia «ottt ^t giertt» 
L\mbra, chi fofraiCphJi lunga temi* 
■ Pi/inft Fft*iite,t'i ruiMar del ò'aie, 
S'fi credo, cb'ancor tùfoffiriy i Sale , 
Pe*fiMda a la divina igouda marni 
Cbefahe» li rimembra di fKtl temf». 
Ti linerefra la/l'ar l'amaH tvUe , ,. ■ " 
AlJàtaaJtrttttdiftrtArve ilgiama^ ■ 
Pit» d!ira il nq^a del ctfrijii d'amh <t. 
Tal ambra gtiifacaa^di'rmMUl Sale 
Jlgiarm , e be'! mia cor he alti, amarla i 
Qmalmdittik itan Vfdi itt ahuM lemfa. 
Ite penjìtr miei vaghi a i dalci rami . 
Oo' Amore i»vffcò la nqjira amité 
' utmma^cÌMfiange^do bar s'affaticai . 
l^far-, ch'altra chevoifa/fìri,t brami. 
Naif v'afpTiJI aie , ancarsb'eìlavicbiamit 
Andate tanta/al , chi vi ridica 
Dove lafciila libertà mia attlitit; 
E tan quai ifca ! prffa,e catt qualì>mm> 
Ritornate a rtiejroi leggieri a vaiai 

0..fc, ^mar vi ritieni foie, cbWlSenlit: ■ 
Vai vedete al patir cam' itjaajala' 
X, fé fahtia in patir vive eantentAy 

R:dneaifi,cheme quìjirugge ildiulti 
E nanfa fé di eie m'Allegri , ùfintg^ 

Carifcagli diletu tfidfartne^ . 

Che i miei duri lanKMi udirfolete, ^ 
Antri, che nalir ,t di mi rifpaudtte j 
Quando de l'arder mia pirla vi vitnt l • 

JFaili bafilf/iri, dalti vaiU amene , 

Frtfekt herbe^lUtliiarit ambre fecreU^ 
Strade fai per Vho beta rip<ffe t qutte 
D'amaraftfofpit già calde epienei 

Ofalittariaalli, e verde Riva , 

Stanchi iHT di veder gi' ^amimieit 



•!jo f A R T E 

QgLAxdéfia mti , cit rif*J»t9 itmvH 

'0^r'taÌgr*iiaim di veggi» eaiei , 

F4rpia^ ai ftMigfTWUA t^uaMt'mvtfTtil 

L'élt» e MeBii fen/ùr, the lifiventt 
A wujie£» ini fura, e'in eùl wn memii, 
M'bMiea tflia ekémando-e tta la gettìe^ 
E iiKttìnMagiàd'tgm mtMfrna;. 

QuMd» fiuiiamM iuoe almafirtna 

"^^oigffrando.d'uttjiitabottrflo^ ardeiHf \ 
SuhtroptìfguH/otpn/ufrefemte; • • 
. T4ÌtcVitgibi4cet»rfektiicÌdfiuiia9tn*.- 

Odile* a^aUtìòatil* f aura f 
Qingaamfiiieeì iiteuim'tijerje 
jlmer fuanto fuH'Ngegrut, anf, e natura^' 

JffaljtlJo, ferebe il cotfuamiff t'affa, 
Aó» ne eaceiì quefi' atra nebbia »Jiur0^ 
£ ritourò lefue virtù difserfe i 

Sì ^!eimetite ce/ mirar m'/ivchTr 
Qri^lfo mia nuove e rara Bajììifia^ 
Cb'a guardarlane gliacchi ali'bar m' arrifi^ 
' Quand* di morte fiii far che mi i^de^ 

Ut iruovoy che si ben tiì'indri»ie ^ o guide 
PerfueJìo-iabirintt^incb'io-iaMguifeer 
Cerne i lei ltanr,onde a tutt'hov nudrifet- 
L'alniVyChedctfuB «tal piangtndo^ ride. 

3rfa ehi perni , the d'Un mtdtjino fonte 
Vfciriote£^en si contrari ^etti t 
Efentafe avtdtTeaferu et»nt*^ 

Tantegfaiie dei cieli tantidìletti 
Occhio mnjeorfe f/tai fatto unafrontty ■. 
, ìlitantiUgirimoJie wieJH aggetti* 

Jtdiratf JCtMne rrm- Calma dblcexxo^. 

CbetitntKgiittcbi ju^lamia Medufa i 



$ E e O V B À. SI 

' ^irateavt tmtatidoiil eenfupl 
1^ memtyaia, ch'tgif Mitro len£J^f*m» 
■^Rréti queila Mtgelics ieJkxBé * 

Jfimeao Leihe fer mia morti itifu fai 
Mirate il pettirtv' èripqfiét ehìuf» 
Ogmim'iteceeiieMxa, & pgMtalteaxa j. 
. ÌfaJiaUMtmrl»tb^mifrimo^ab9 
HoKoitraifarmi^mmiliiarMécb'ia ' 
Trasfigurar fiwtimmiin duri JmiéltK 
OtkfharrHigrati»jtMtrty é''idejw »w, 
. Cht taicijìrmffa riffiardar tant'Alta^ 
Ch'i fcfiil M0ff^ 1 e mejfegìi im tbbat 

térrimirattl Dtmu * V altra ttaitf 

fttt'b^r vtggio f/itivtft'limnd»fttJt^ 
nf^Hrtttmft il Citi tanta htltéd* 
b^quaaiain vnfala hoggtji vtitx 
' IS fette tewf-virtàcauiaH^/tAt v 

T>avaffir mai lì gkritfa fede : 
Ni cor mai lì nemica di fietade^ 
Che prejiaffi aftfgir lì focafidt^ 
•Machifap-àf itn. ^anr* feni i» vifft'. 

Potrà itn dir feìffande alamiamarft i 
. Qualfùealci,feqtaJ}iarfetìf»Tttì 
Ahrt'farfe rfahand§ la mia forte '. ' 

Ciudieheràco» gli Kcki itt urrajljltt , 
Qugni'it mdièjlir virole quanti iofitnSf 

Se ftr farmi l^ior la hi fa imfrefn y \ 

Mi reafiratt Madonna orgogli» & irai \ 
Celand»tlvolt9tOBe ilmncorfoj^iràf \ 
. Cri riftufandant Finitic.toJ'éfai \ 

^ìrMUtptii gÌMHmai j fbe L'alma atiefa, 
JiimitrivaeatiftriOrt'KviifreJpirai 
St tbi deurekbe aitarmi , in mei 'adirai 
Qbi mai f renderà Canne à mia difefaì 
Xìimfur, f Manto fià «w cM trarci» > ifdegnt 
Stai' . 



31 P A R T E* 

Scateiar ctrcau .àmwifik forti ti^S 
Denin al mio pett»,a miofupflich àt^mt 
, ]R dice^mafftntr, t'hor» tijl/ugit 

Latt*aHemica,cb'ifÌafeiilmi»re^itSi 
Nanfe wilUfiitt ildi ti fuggo. 

Se mai m»ru Ad Akunfi dolete tcoNt^ 

1/ aimaiufelict il frova in furJitJÌMt$ , 
, LiquAlfiuig/indailfmtetnfafaffata 
• Hi iTMta in viidfiù eb'a^eulia amara, > 

QuiUa,_ch!'ifet9l najktoraa , t rifch%atM 

, Jj(»i if Jie Ut j amor, fori un* ^ l'I fata . 
Ditdero infortn qutfio feonftiato^ ' 
WàìavttAftMmnl tnondaimva,i rarx» 

Cctsì morte tramami* io mi eonfumsy 
E'n sifhjìubi^ov'io rat valga intornoy 
Vtggiofar miefferR-M ber Bmhra,ìnrftimr, 

Cesi ad ogni herfatfaila alfato Inno: 
Coil Fenice al So te il nido aiiuina t 
£ mortxt «"Jìq mille voire il gisriu. 

Amonu voi, ch'iadica 
^ufl, ch'io lé^tr verreii 
Uè far, ebe'ntanto errar vtrgagna-c uri. 
Diri con graa fatica 
Gtì Rotini, e detor mieti 
Non pente ff eri dir quantejìan duri t 
ddafe tu m'afficuri 
Jìitue pereeffe aterbe^ 
Va, the mi veda,efejtts 
i JSS.'^'^ ^*^ "w tormenta^ 

Quafi un languido Opn ji pefl*bmt»t 
Ch'o l bor, che morte ilpreme , 
Gitié U voci ejtrcme . 
Stn mi credeva lajfoy 

C'he'l mi» .antart un tempo 

Graia fojè a l'oresfbieatftjM emide. 



:,:o,COOglC 



6 E- C.O N D A, Jl 

. ChemnèJhrfOt&fAjf»,. 

Videtido le wiie piaghe Mfitrte f nttdf-, " 
JE tii\ cJ>e Palwa ebiudt, 
Api'iimitjivtové 

, mimitdogiiofojitir, 

Ahi farli, ahi erftdelfat» , 

MfatoJfnftrtbf'lmiefianetrgUKÀÌ " 

Ptrcbe mi giunge ^ame, 

Si'trHio vtarirj'i daniuS -. 
Vefì^ ch'io fi anjtfemfrt, 

CoH.la^ritnefoJlUe ' 

Dt'vtiti gravi miirtii i^ha^*£iUTtm 

Jida conjiavi ttmfr» 

IIM rnmegen/il» 

CaHtantieéneerfperdvéMlMr di terrai , 

Cbe^t^unméYVUfàferré ~ 

hAearntqjludéief>»Ìe ^ 

Aimen di tanta glori* ■■. 

Quàlcb* rara memoria 
, Qm rimmtjjì ttfrtm, ir tmufrftUe « . 

^Srfeitb'ÀieitKnfiMtf ^ 
' Léwlialiritjìtéce. 
Xtucion U dtki ritm^ 

B juei fiittfi areniti , 

Ci* riUvar. feltMt im» ptné in farti j : 

Che fé mn è shijiimt 

Quffie vosi dolenti, 

m chi gradifea ilfnon di tante eartt^ 

A che l'ingegno t l'arte i 

Perder femfre fiaagendo 

Jìietr» a ehinonm'ifcolta ? 

S'ifenwaleunavelta 

Per non n»jar alituifijiit taetndtl 

Che fer gridar fai ferie 

t^njifugge la morie . 
' Aima riprendi arditt , , 

Sdàl 



^ , P A .R T E 

Sitisi enUtMwfùaU» ' ,v 

Ti Uw*4l citi, che iiìt'^r*ttétcitdfia^' 

£ ttnfiù aiurt.emu^. 
Tijfiirz» d'atgai/farettmafinui 
. iCb« ibi di vemr irmn» 
Jn pudiche ct/tdngridtf. 

Nf&H atti d'un hi vifiy 
Si f mie é vola MÌiarHiÌfrtfrÌ0 i^'ilb 
JDrixxé tt vegli! ètte/e 
■Afiùlo4»Uimf>eft^ ,. 
fitnjà la tmriéfeiatc» 
Df'mtpn mmtnii 

Cui Is mprtt/ttctd. 
IveiinqJìfirÀh 

Et nMiM luntafgomhrM i ««ti sfauaii 
Matti ftupkà/atidftaA 
. Petra ifjitedrr^ttvu 

Jn un» brivtXq^. 

Si ehiuàerstìm^ fiafifeh0.il mmt «■ 
Wtrittnnttr'ellai viva, ^ 

Trevi difitkijhtivé ► 
^JawMMwib tMxom^al temfi ménte £ 
£Slitriemfiei r^M^ 
jtitre cti'ìfttri itigtgm.. 

Circétr, i Mit/r UMfià lodata ingrgnti, 
Cbttanpiùdùlctjiilledit^h^i 
eke'lfum dejidjji, e fiochi Menti wùei 
più Mom afcoltOft 'Imi» dirprritde àfdegwt^ 

LmJo ien tnt^e'io miejiaie imkgno , 
Cb'al ■ or nmijipuh già gHaut'ie vtrttU 

. J^affejfeuneardtoet» aglititìDrit 
Jaifttrs grétte attttlifir regna . 



SIC ^ DA. fi 

gutltéfftrmi^ mi levi tant'alté; 

^tb'i» frrji trJir di gir él titlfem'dUt 
Hor m'i^k»md»né , é io rimattg» j« ttrrìA 

Mìf^n * tit mn eàddi él piriini affkito'. 
Ch'àdbm»mck^èinfenMo^ileitr^afM9*élti 
Mi'iiioitmrij'ti'eìwiva'JimfreiiigMerrMi 

QjuHé^Vttlumilfimi^JiriAiue^ur ^ 
Et hvr sì tbÌMr» qui fra uti timhniA»» 
himtH* é vth »gHif» ài tohmha, 
Stlfir c»lià,aeut ramt'tUà'MMfuei 

f^aniuttfutinvitélhtrpMeuiUgidtgmei' . 
X (fii'Jfbtrebiufìt mwM vjcnra tomi* ^ 

' Pur vide fn virtù dr^mlhitromlia, 
Cbè ftx t^grtttia aljìumrrlt luk tot f ut* 

Taittr dnwe Uggìadre^ "^^' ' ^^^ 
E di fiata maggfo*Jò»Jhi*àgltriM 
E eòftti fitt cb'ogni hatfirimveUtm. 

Seat* leith'in rìfémaja bijhri* 

Laftii Hfm mmt^ racT htf fa fri kJMh 
Siifflenit iriMttitìmmrtalmerHtri». 

'^T^f^M^e hifirUliilgirmdttittorm!^ 
Sa la r"a di Serga un verdt Alloro 
Veduto haJtìBfxe cMf tti r,mtid' art 
Fttr fiùfre/t' Sbra afai^tbt'i primfgìtnt». 

Tdlebe l'hor impetrile a mi ritérm 
Colui, ch'imi naft»f» Ufi» tefortt 
potT^ie riKgratiarrteilteJiavtrtt 
€be di frutti , e àk fiori il ft fi adornai. 

QcaltHrm filiteli hinfftfthote \ 

OjatntiMU^ro ! • avventurofaftan^ 
Come ilpotefie vti foffitistr tanta l 

j^fa rallegrati, dice, ilMÌoìiign*ft 

Chefe'l ttn Febo ilvt* di te m' atteniu Ì 
HinfifgargerÀ in pa»tutti> il$mfiaM», 



jtf P A l T E 

Il dahr, chi m'affliege, 
MtdonMa pii trafpttt» a l'str* Sigge, 
JUtH tàuri dual dtl wiiofitpfiieia indegna , 
Ni dilPetetmfoco ) 
Ji^dtveit ebe verrete djimil lettt i 
Percbi/ovente in voi mirandojìjiì 
Ter virti d'Itti vi/o 
Pena Monjta Jagiii, cbe'l etrmi t»eM: 
Selli un tormento bauri dicbiudergUtcthi, 

Eth,ff miti e§n tolta irato e fero 

Ti vide il móndo, e pien d'iniguojiìegno, • 
Dimojlra bor ìa tuaforza, érte, à ingegnoi, 
E eopri il eielcon manto borrido, t nero: 

E4u Nettuno, in chi piangendo iofpero^ 
Rtfpegli* hor le ttmpejie dèltmtegm^ 
Ne confentir, cb'un vHtfragil legno 
CakU ti tridente tuojuptrbo altero i 

Efoi,eb'aleieIo,& a mrttifra piacque 
per miracoimqfirarne un vivo Sole ^ - 
Non ne'l tolganper voi gli vinti é acgiie^ 

JUài dolci raggi , al/aewde ie panie. 
Goda latenti ove per gratin nacque:' 
£ ceme/uei, produca berbe, i viete . >.- 

frolli riptfle e fole, - . 

Jì'f erte piagge npiicbt^ 
E voi litifonanti, é ondefaljt^ 
Semai calde paroh 
Vìfur nei mondo amiche , 
O^e de pianti human giamai viac^t, 
prendete bor ie nanfaife 
Q^reie, ti mìei martiri i 
Ma ti eiìétameni't, 
Cke mmrtéda la genie , 
Nife Memorie ii vento i mieifufpiri 

. Jn parte ov'i» non voglia, 
Ma quìjìfhafefolta ogni mia doglia . 



:,:o,COOglC 



S E e O !• D A. 37 

Btn vedi duima Irifin 

Qm ila fitrte lì lieta., 

Che raJJ frena i poggi iTognUMtehlo i 

Jvi ii'atuaia vijfa- 

Di qtul vi^ pianeta, 

Che à gli occhi miei Jolra far eHi$r«£i»w, 

Jvi è bei vi/o ad»riu , 

Le parole genti Iti 

Ivi i/oopì accenti^ 
' Cagion de'miei tortMenti: 

Ivifongl'atii , * l'accDgStnit bumiie- 
: Mijie con dolci orgogli . 

£t ioptangendo^vi per qn*Jii /cogli , 
Oftlice terreno, 

Oforrunàto loco , ■ 

/opragli Altri awtntur^cmipi « 

Cbe-ibelvi/o/etem 

Vide Ut e 3el mio foce 

Godete^ ardendo a gli Mmor^lamf»; 

Ond'bortonvien, ch'ioavampi 

mvi/a , lì lontano ,- 

Etonun/ol rimedia 

Cerchi /cemar il tedio « 

J3icendo ancor vedrò ia iianea mano ; 

E di tanrafperanza 

Sol quejfo , * JagrtnuU btggi m'avan*à. 
La$i» chi mi eendute 

A ragionar co» l'alma * , 

Che non è vti^o, e del/m ben/ godei 

Ella con la/ita Ium 

Si /?rf, ne difua/alma 

Si cura h«0tai^cbe 7 mio gridar non ode g 

Onde di tanta frode 

JoJttJJ'o tni veifgvgnoi 

Ch'eJh§do vijji' in/^^me, 

Jn/no arbore efìreyite 

lìtveajìar meco ,/ »tn wl gran li/ofm 



5« y A R 7 r 

M*ffr Htit» una i»Ha àhdrjtd wA. 

i CamrA Ntttunopiacqtte ) 

13t Tttidofo Tirrena hnttth^Ui 

' ' TUtr gii dtiU siqflt' M^; 

Mvediteilmio fiaml^fJM mdmmU\ 

E, fi i'/unauffvrti , 

Ch'ai Citi per dritlMjirdda 

Quidavàmliitiiiaìiit4% ■ . \ 

fin fubiiit feruta ^Jg 

M^h4»quì/ajìiau, InrAnmÀtntth'ivi- - 

No} nnd» piani emimti 

Sentendoiamai pir Mxti gli fiumi t ifmti, 
CanzoK ,ft i'alma irrjmi* t fui^itiva 
' In breve non rivalve^ 

Mi tio^tih nud'emtrjt, ijecmfùhe . 

Sima Umia Salein ttmbn , e martirit 
In iungopitnto, infvlitMiobmrar», 
TrapaJ'aigi&rMi.éimMmMttttfiertt ■ 
£ tafpre netti in pia tAÌdifafyiri; 

Ehencbt in fiMwt acqueta mifid^H 
QueUa,ndcuiptttrgi,fafr am*re, 
io farti/pento sii; ffiUM ebe 'Jean 
Si ifor»a ambra, htvvecb'àovada^imiri, 

Aitre,ehelnsnmargli «(*»«aMteB«: 
Ned altro che di ditolVtbnt^f^ft ', 
Colui-, fe'i là, che del-n^datimidomu ; 

ben nati cekr) rb'jtvvo/ii infafct 
Cbtuferkhaimjimfiurntfomtti 
pBicbeftiftr languir quù giù^ nafety ^ 

Stn queflii bei erin d'era, onde m'aviinfe 
AmWt cbt nelmit mal n»n fi mai tarda ? 
SaMiuffiigl'eccbifandu/ci iUea.efguarOa. 



, S E e O H S A. 39- 

(Ch'entra 'JmiofétttefiiiwUMgJiittfé^fii 
S'quffi» UhUtKo avari9^cbef<iffiiift 
. l^'uente infirmi al fato owtHt^ardat ■ 
'} Marni vaivi' éovtutaflt iJ triniti dar dv 
i Vie nei tniafangut a Ibvrtropfa^tit^X 
' Zm^tajìt le nàtMit amati fiamty 
i Cbt riv^tan ài nfe ^di viti* 
1 OvmuMtffnmaa farine ffi^eafantiì 
I Svaqt^eì'éhtAngthtbtfsrtltt 

Chi Mity dreev'Tdy aiui glorie taxuì 
I Qutinda atet^^ime£liMtkt,eità^ ilSéUt 

XtfiiMeti ftymìe^t tregua degli affanni t 
Cb'acgutti t f'ack' ' miftri mortali, 
' Daqual farttdil eiei movendo /' «tf, 
Vmjii à tanfo lare i ti^i daimiì 
Jt ti fur lodo , e htmdicM Aft «mw, . 

Ch'ardendo hoffefij» JeguiUr miti méSf 
Mtfe i fiaeer ntùfono ai fianto eguaUy 
Ringrojie fur tuoi doiei e tari ingemmi 
Sì Mia, *■ fi fretinfa in vift» burnite 

Madautta ^farve al cor dogtiofo ejfamt, 
Cbe a/gùagliar non iefUtteiitgegmiJIiUt 
I Tal, tbefeujandoy e dsfiando , io wimuo * 

^ualvidie/hiiifiqitellaMiaMgtMtiie, - 
\ £ guai vendeiiafeijel jitio, iianct , ■ 

Jihi ìeritiafifgéCtt t^ifoMtu liève , 
' Chtmi dxi-giojae fenaia ttn'tutmentOt 
f Come Unfiefferama* bai //linfe al verni, 
. £ fatto ogni miagio/a aljoJdfweve ì 
LaJJoy ilmioviver/ìa ou}^» , egrtvty 
, Si frofofde dolor me l'alma ffiHfii {tent* 
Ch'almondohor non farebbe butm lì ini' 
Se non fiìgl^il mi<) hiinjf attui breve , 
Felice Evàimio», che la fu» Diva ' 

Sognando fi gran cewpo in bràcci» fem» y 
"■ £fiù 



E fiìt / »i defiAT fri mn gli /& fcklVà. 
Ch» fé d'un'rnibrAitKnt»^ fuggitiva 

TAldticmainttìtf^nfo »! tarmi *tmt*f 
Quatfarehht bora baverU vera itviv^ • 

VeHUtaeTAj>tadointiiitìniialanguÌ9e, ,'^ 
Cu* dolce affette bum<tì*o_ .■' ' 
jtUfgrae h lUittfontiVàtanfalérmet 
Et io frrfidtndo ardirt 
■'_ Didirh qumiinStUnihaf^efiiiHvaaoi 

fidili cun fietaie A fethia^HérriKy 
' Dicendo, À che faf pire' _ " 

A t*>e tijìrusgi , * ardi di lontam l 
t&Àfaitu^tbàgufU'artnfy' 
Cbtftr la fìa^a , founo itduol finirti 

IK tamo ilfintn» Sfarli a fianfiam i " 
tìnd'io fer in^atiHArtiti, , j« 

tifisafpatie'mn ooifi^ii occbiafrim 
}tta dnila hianea mam, 
Cht iìjirttta teaeajitttj hfciarttie: 

Qtitl, chf9f£sbiaHdo mt^KOK beiti ardir» 

^ijti di fanfare, ò_fingerfr^ mejfefù , 
Conirm miafieilà ilfmiio btr m'ba copnffit 
Pertvnteatare in farU ilmìa defire. 

Tal cb'ovun^ue adivien ,.c*' iofli tcebigire, 
I Mi trovo U mia donna ogni hor daf ràffi: 
E far che ridale mi ricòrde fffffo ,* 
Cye, 9nd'i9 ieferdonoi tde^nf," l'ire. 

Jlda^ ciel^ch'otm mio èenftfnpr heibf Sfcher*e 
OJriMdo a i la^Jfirxi unatal wjfa (ma. 

■ lH9ea quél breve fogno fare etirn»i . 

Oyfefer morte talfiactr l' acquijia^ 
Farmi mortndo'ufcir di quejlo inftrs* ^' 
E lafciar gtujia vita oftura^t trilja. 

Si/pejfvitonf'l^rmil/cnpirhde., 

Cbi- 



S. E e O N » A. 4* 

■■ I^ qu&lforft 'rtan è r'aHt'affr^ tfartu 
' }KètMtoactrbn,quiHt»-timo9doCTt4ei 
Otff U vupit vegghio , initndt, e iede, » 
i QuAnàù it membra pan lati^id^-,' mtrtn 
,-, Lt à i'ktr fa>',ebf più mi rieanftrt», 

Cbr'I c«rfa-tnta« ìip-'nfa, r mtnt il thiidn 
JAiH i vamfperar , eh' ancor da fri 

Che daimdMerrf&'tJìa d-fiielt4 , ' 

Vtggi4,fcKta,& intenda! fjitcfrfii«i. ; * 
G»d* danqu' aitila affiìita /» pene invite -, 
Cbtfequitant*-giaÌAfTtnàtr»u9Ì, 
■ Cbefataisimt la tua patria acaoital 

Tanta dolcexxé Iraje/ gli teebi miri 
Da quei de la mia donna il-ffimagior%*; 
Cheftlftnfandaai pert^tentt adetm, 
Canitntv di tal vijia eJjtT fatret.t 

Se mv che PahnAfet [tr veder lei 
Uefyfafur tvrre alfM/oggienu» 
' E per vaiar ^ bet piacer d'intortu,- ■ ■ 
Lafcia morti gtiffirti afflitti e tei * 

Mafptjp>.itifBg*>t w« rijiùra i dattgii 
Che ceti vaga irt tielpti ribondmet 
E mi fa df£»» de]fnperHÌ/catuti. 

Jvimirando inquelt* eterna ime^ 

Tornami àtfiente il fui-, ch'ae/ìisidoiei anni 
AffMm ti^f cà' ancor ael cor. tralmee • 

fCin rni diplio ìfadenna, /ntsimigimi», 
iCt>iJfaiCbe'tcreda,atercl>;9ebiaro'Jmhftrìì^ 
Bi fiver >i iontam 4t gli VCeUvo/tri. 
X*«rci, it^hr, It ferie, e'i ter^a KnrH, 

■Jl'iodoim}, ò ve^i>it,fttnpre,osevb'iomiri 
jL'offie tiuejh He ardimi veder parme . 
Ceje dunque ri Oitdele, eji dijtrme; 
. P»( the '» ii lungo efUio t miri martiri 
ii - ■'' '^*» 



■> 



42 P A R T JE 

Som tai , cht fur ai cor vieiar non poniu 
Vedervi dtjit^ é Li^mamt in fanno. 

Incliti f pitti à tuiJartuìU Miridt^ 

Quajìbfni^n» e liitó , 

Per farvi aicmiiifciar 'tic3ui,e frontit 

Meco ih* iaftia torbida inquieta 

Rotàfarchevijiiijjìde 
• E vi 1 filini dinétH*i ef(iSfì e tmonti: 

Eneo cìf'nvojhe fronti 

Lu/tUgindu prowmct bof ^lurciajifr lauro, 

PuTcb'alfuomittrajta ardir vi accorda. 

Animimi eiechtiefurdt 

D*'mifsrimertaii^ obi indi nat'éurt^ 
* Q!Ml mai dtgmo re/iawo ■ ■ . 

EJfi-r fui di gue //angue , 

lìtl'qutt U tirm-già bagnata fuda , 

EdiUfcbiirarj7a»su^, 

Cb'trraJ'enza fé folcii aJ'Jitta e niidaZ 
Voi , chè-fimpit fuggendo li voige /ciocco^ 
£-lfu»ftrvtr/»et>oy^, 
luite If oiiiichè carte havete volte, 
'S^ racquU^ar cercaieinvii^ ^wwrf, 
E per cothuì-n», èjhcc^ 
Sperale d'ilJulirai I- oJJ'afefoìt^, 
jlceiòche il mei/d» •afe aite 
Viijìrimtm piùkfi dofòtni Ile anni ^ 
I}riz;tate ai ver ciimni.£Ìi ahi cotijìsii » 
Eco>nesifJìi/isi', ■ 
Jl vecttìo padre, c'borfoffirai danni , 
JÀberait d'alatimi 
Che fé mni pregi» «terno 
Per ben far t'acqui/fò con lode eglfria , 
gaejto.s-iobfmdifcettio) 
Farà di tèoì qua £ià iun^a m;tiiorÌa . ' 
^•r, the'i vento v'afpira^ e vt/ìra nave' 
Jiafaldi arbori, e/arte. 

Sa- 



S -E Ò N D A.. 4S- 

Saifbbe il tetnpSda ntriìrt>i-ia ptrta; 
Che poi, laffo , Me» tw/ 1 ms^gna^ò Parte 
N' la tfm'pf/fagniive , ■ ' * . 

0«rtMA (/ miffr nocchi ffgjÀjfScOf r/mtrt» 

M» trova altro ctnforto, 

Chf di votarp a Dio coti hmnil pidHttt 

Lodando /«//me U trnHqKil!» viin' 

Dunqueft'Uitlv'invilA' 

Ad un viver Jìcurt,boMfJÌ€^ f/aMlo , 

No» v'induri il cor tawi 

Vodio, lafdegno^ e t'irjt, • 

Ch'ai bin propria mdfr vi ifpiHtnt gU otchi; ■ 

Chtfpffoinvanfoffir* 

Chi Pf'rfua colali tttvjfM^cb'al-fi'» traboccai. 
Rarefiateiicifiif ta^'on giulfe 

Sfnita aita abbandona, • 

Jitncbeforaa à ragion ta/bor cnntyajìi- 

Indi {je'i^oer per fuma Anctf rifuona) 

Vidt aljitt Troia , e ( lemp] rolli , < gutjti^ 
£ tjtntifpirti ci/ìi 
Per uno incejìt i ferro, e a foco *hi^^ 
Ni gusJiofoUma mille ai rf v<nd-ttf^ 
C'haviteudiie,eletteì 
Popoli alteri al fin pur troppo opfrejjs. 
Deh quejìo hor fra viijifjji - 
C Ma t»n piùfaujh inuit ) 
Signor pevfate~ eft rf-gion vi d.innn, 
A'iiM vegliate toi vUiO 
And.ir con{ra VÌrt^;ch'error v'inganna. 
L'nto e gtuSo milin- ^cbe- miti vede, 
E con eterno irgge 

Tempre le bitmane, ale divine eo/e , 
Si cometìfoljtt ri, goiterna tj-egee , 
EfoUinaiftfud.-, 
J'rà qktUi anime elittt , e lumintfe; 
Citi ^uà giù pfopofe 

e a Chi 



44 P A R t E 

'^' £lnde'tii»rtéli Ì>4VfJJì in mtv»il/»m: 
C^mAÌftBgnteitorJì guida tarca; 
Però etti l'ahitajcarcit 
m/afftttiy e ài ideiwit ' nel CBrpitn» 
D' un fiiKiT d«ict omtm- 
Al filtra Jiata frima 
Ritoritat*:t Iwitr del citi Jìftguai 
€be 1^ io ntnfÀlf» iJìitKB , 
Ttmft non vifiapoi di fact, ò trfgus. 
f^ii» rttlrpeffente^intrepid'almat 
Che da bemgatjitllt 
Fufmìm4nd4ta4rHtvArlageMft 
Gmfut virtù vi imv* 'hmttt , t btile, 
C'bitber lì-tbiara palm» 
Z>fJ hjtrimieo ftpold'Orientft 
MPhoT^the tìreptnte 
Col fi>iit$ furor UT urc» rabbia 
Nt'nfjiri dalciliti-à frtdùY vitate : 
La ve pejiiajojitnne 
Il £iitfl9gio£9 infrena^ cbii^ti£4UÌ4i 
Cbfft di tantéfeabbia 
li mjlr» Almo p&ife 
PerfMpreftnmihlfùfcop^tmily 
fikijia di vjin imprefe , 
Se cantra poi pur arwA il Càcr^ petto 1 
Ni vi mova per Dio i the'lTebro^ e tArtU 
Trafehe bimudeje dumi 
■A tida il tenga»; cbefftranza ivana- 
Ritardar noipottan ìMon:i, ne fiumi , 
Chi piai mnj'piega indarn» 
Quella infegna felice , e più eh' tumana , 
I,a ^al così kntané 
( St fi confiffa ilver") timorviparge^ 
£ fon l'itnaainfita w turbajljannt. 
Ondtff ifatt panna 

QufI, che per feri ejitti »g»' harjifeorgt , 
f^anhptù in aita /orge 



S E e N, D A. 4y 

VfTTor, the A£Ìò v'iadutf, ^ 
Tmttfia detrader mit^giar Uftmì 
€b/ tal fruita produci 
Opinalo vokr, che mn s'trg)ena, 
CtsiJ'iiàftd infrmf , 
CetMi ftriiy eamon ,ftnz'hUTafcorta 
( Stnche ingegni'vedTaifuftrbUffebivi ) 
Dìil-vtre evunqKt arrivi, 
Cbe'a eifl nafirA rtgim nani anear Tmrt*. 
Efefurtttraffort» 
Tarn» ànénzi la voglrd, 
ìtimerdendo hrcien,e »a)l dtjki \ 
I>igÌt,th*'H fimttt , t dogiia 
fortitnavtige e£»ì t/rendt* ardire. 

Odi farà virtù grun tempo alberga 
Al>»ajìimaia,t pB0afrà gli Dei, 

, Ber dece ehi fa dì vitti tmpi e rei , 
09e fènf andò fai m'ad-ìmbro, é erias 

llueme tioda quante carte vergo 
Sbandile fia ; che piii che i nuv verrei 
Eperme naioi^nd'har daverjìmiei 
Le macchie lave , e't dir polifco^e tergo* 

Jìe'tueifbiaritriotifi altro volume ■ 

Ordir crede» ; maptr tua colpa bor ma>li0 
. Ch'tuigei miturm/tmfre obbhorrfTl liane* 

JÓuxsue n'andrai Intra affettata,^ Jf anca 
A ber l'obli» dell' infeltce fiume : . ^ 

E rimarrà, la carta ilU/a, e bianca» 

Striwa di te chi far GigH , e Viole 

Jìelfimefpera di fungenti artiche, , 

Le Jitlle aleiei veder tutte nemiche, 
£ coni'AUrera inoccidente ilSole. 

Seriva chi/ama al mondo haver nonvUèJei 
A cui non fur giamaiM Mufe amiche : 
Strina cbiferder utm ie/ue fatiche , 



4^ ' ? A R T E ' , 

Lojìilyi'ius^gne, iìtrtnp», i le pitroìi . 
Scriva chi bacca iti Lmutq imi non cùlft: 

Chi mai ne» giunfta quella rupe tjhemat. 

Né verdi fronda a lefut tempie avv^i. 
Scriva in vtnio , é in ae^ua Hfuo poeta* 

La man, che niai per le la penna ttlfe; 

£ faggia il mine, e poca terra il frema , 

/ b.'sii occhi, eh 'al Sole invidia faiMo. 
■ Con fui ragbfii'e aatamptte e_ Muove , 
Certi de /' arder mie pei mille prave 
Jìebber pietadtdelmio lung» affaitii» : 

Efer rijioro al fin, d'ogni mia danna , 
^ e fi (he itfafpirar via più mi giove: 
' ■ Fer H^iihrniei: che giorno,! notte aiirtve 
Giàpff ufanxaiiwritr nen fanno. 

Coli fortuna un tetnpo acerba e ria, 
Bor dolce e piana par cbejidifiumty 
Seda taieorfoilcieinonlad'fiiia ; • 

La, qualger più beato al mondtfiiìine , 
Mojfe in quel muto la nemica mia 
Co» li» dolce fofpiio kfaUtarme ^ ■ 

Madonna quelfoave Bontfio /guardo ^ .- 

^, Cb'f^fcì di vojire luci altere , e fole, . ' 
hiunpunto-abhaglibioi raggi il Soie ,. 
E me ferì d'un invifìbildardiìi . 

E quelte^che di vi! mi fer gagliarde. 
Sante dolci, henoraie alte parole, 
Mijia» ntlcor sì ,chemi gieva,e dole 
L 'impreca piaga; ottd io mijiruggo & mt»^ 

Tanta vaghe* a in voi J Ubilo apparve, 
• Tanta, dolce mio ben, vera pietiide. 
Che tu' te altre parrian mv/tro/e larve^ 

Tal, cb^gnitn3ì de iapa£-ata e/ade. 
Ogni o/curo penjìcr da me d'fparve 
Ai raggi» de la toKra almabtltadi • 

CIU 



SECONDA. 47 

^Utia, fatto fan io: eoUifeL wde^ 
CbedelmioJiratioJitmtrica^Mcf- 
U notte pi.i«S<>-> ^/"^' dtcht'ld) najce. 
Seguo il mio Sol, fi» ch'alfM aéergo rudi. 

Ne pojjo C òfir^pre à W "V^'^'f^^H^ 
Farsi-, cfun Jiaula rijptrartm laue. 
Hjr ver£Ìo,che d<tidiy ch'io pianjttnjàjtty 
' Dfi viver mio l'augurio il cibimi diede-t 

ChegiadtveaeoiìpiMgendsfivtpxt 
T^mr quellUlonnofo nffro via^gtH 
Ove ilmiovtal/avotie-, e Morte chtayio » 

va^o, ò alto, ò fuggitila raggio^ 
O'd'ua cor duro adamanttne tempre-, 
Quando mei /ari ginmaljiitycb'i» bfa,-not 

' Quaipevalafo e jìfpielstaeeruda. 

(jiù mi gran pianto eter^t 

Che nei mio petto intera» 

Via maggiorati la finiit l'almaJhuuaT 

La qaaldamtatn in ««A mvoinftrm 

Trema nel foco ignuda , 

£ ntìgbiacàù arde efuda-, 

EtrafpevtetpMtra jtrreJf^'miiMCai 
■ Culi di notte ^anca , . 
•Né eohnancar digli anm 

Manca di tanti afanni ; . 

Ch 'amor del mio mal vago i>uùh chefempà 

Sijhitgga, ejtdipmp-e, _ 

E per amenda de'paj,ali danm 

Habhia à arcar le few ad una adunai 
' Et ix fi fila poi f offrir eia/cuna. 
Tra kJnfidi: fertile almejio fiume 

( Ahi fatiche diuturne ) ,. 

Il dì mtlit * tniii'arns 

Torna ad empi» tutte difondtfcops 

Neperripo/o mai'd'hare notturne » 

Per ealdi, né perèrume 

■ e 4 Cef. 



L 



.48 PARTE 

Si ttui'eHa di hrfur tttféftfff^ > 
Eftwiiàduiiìamofff^ ■ 

Hi trifftbumor Jegott 
Subiti tema in dietra/offiraadt» 
Caiìjewfre itmindo ' 
Su* di/pfrata via per Form* "««, 
■ Ha quetitjhkiir/t mai-iKnJi ^vife^ 
Poi ehffétt libertà di ntltftncife » 
Uài-dàifut tvUrfaiUce^JhMiy 
Tirata algriutdt affaito 
Ptr UH foggio éffrt, à alto 
MOpiMgeMMf^ofstieoro'irtve^ 
li guai eadetttU poi dijaitù in/altO' 
Fa cbfJivtMtt *l piato 
Quf Uà dolenti in vano 
'Sycttida , et a fatua in tempo breve 
ìèiU vette rilive 
h'i^atoptfo ^eviA 
No» rejfe d' batter guai' 
Foggiando ogn'bor ntllajferane» frim*» 
£poi' tM'e'H là iacima* 
Rieaggia in pena pia nejafa affai. 
€otìSiSJoinle^fivede,ahil^o , \ 

E'ifa/ire, e'ieadtre le'InuMte^e'lfagi 
'Md^leefitondi'rivi frtfchi ,efium 
Sitibonda poi^-'di , 
£, quandobarjtcrtde'. 
Inacqua da liAri »■' allentami, efi^ge: . 
}ii meno intarlila gtiotfbi amerBveiM- 
3>a bei rami novelli 
Frutti prender si belli ^ 
Chefolmirandojì ton/uimtejugge: 
EtbiettiUJhugse 
( Percbe 7 dunl^ maggiore y 
Le fa/enlirf odore. 



:,:o,COOglC 



S E e t> W D A. 49 

iHcBmniido ver hi li turchi ritmi; 

Onde convif» che brami , 

Zfòld'tmbrejìfafca, e del/no tmrf^ 

Konjfringtnào uhm mdiy che vfta efrondty 

Ejìa Rantolo pafta in meza Tende . 
Ar que/io ancor {quoti tutine aftrhte/orie 

Sia V mitrtirfCbtfifime') 

I/affligge in tante fcnt^ 

Mn via margitre a gF altri unjì n'dfgrSftt 

Cbe,fe't dì'milif volte àfian^ervieot 

Lajuafpietitta/ortet 

Milkjinte la morte , 

Che con finto tirrnr Paffalft e funge: 

£ farle ber pfygh i bor lungi 

Vedefjtmsù la uffa 

Vnjtfelcef»n*ftA 

Ctn ruina cadere , t eonffaventn 

liefcema uà fai moment» 

La paura, i'ld9tor,cbi la molejia. 

Jt/fifera-thor non e meglititn chiuder d^Ktì/ii 

Ch'i tutt'bare a/pettar ,rbe'tcelpi}Jìonkiì 
Initna Ruapoi votubit molti 

p-edei forza legare y 

Et in giro vottarjì 

Col vento fimpre ^fmxa^ baoer mai pofa, 

Ahijhlle , ahi fati nel mio ben sìfcarfi. 

Carne da quii bei volt» V 

M havete rfilufo^-iolttì 

ETaima più nel del tornar nonoja} 

Poichelafua nafeaf» 

Sptr<m»a difcaverfe-, 

tifuodfjinapeyfc 

A tMt»'4mà>tdo,cbe celar deveOì , 

Onde quella fus Dta 

£<m ragion it turbata à lei ^'offerir. ' 

Hor parche mi tirar J! fuggale feguta 

l&fug£tndo, ù/iguenda, hapace, i tr^nif, 
e S M 



jo P A R T E^ 

.Alfii* toHvìen, cbf f^r l'utuiche eolpt 

Stili refufÌH(i.m terrti 

A fajitxtf l'i Sterra 

'Zì>« ValtQrfamulfatùi offri i^e rapacf^ 

l.equatf»i ctv colbacco il fettoé^ertft. 

Par cbf lafniìve tfplft ; 

Ondi ragion ci' iiKalpe 

SeJìeS'a, e'tfuoftr^ir vano tfalìact;. 

Chi Uft troppa audace 

In creai- per fttomale- 

Tentar cefa itmuortaJe ; 

E per più dèglia il c&rfemfre rìnafcfy 
. hdetymdaanopafce 

Qmljier, che più digiuno ogK'ber l'affale^ 

Cbor i buvefi 'et giJì rofa, efvtlto in luttr. 

Poi che d'ogni yniafpeme è fut^a i! frutta- 
CtflSDM mia mai n^-i cielo 

Tràit beatifptrti • 

Hinfuii yaà tìi ben iirtiy 

Cbe'l fonte , ond' e/ce sì perpetua noì-t. 
' Trapaffa vgn'aitra gioja ; 

Tiilycbe p3irat{s'Araor vorrà feguirUy 

Dtjeh» iafelva gir gridando, ch'ia 

Hivttapiù,nè libertkdejìs » 

Spirto Real,'nel cui ftcrato fino 

Interamente alberga ogni mi li fpeme Y 
Pen mente aifieroJiral,che m'angi e prtrH» 
Pria che mi tragga al fin colftiÒ'veMijiK. 

GiA il core s d'ira y e c^ dalor sì pieno , 
Ch'ogni borfofpirÒ ver/a Phore ejìremey 
E prego Amor, Fortuna, e Morie injteweì. 
Che Jian fiù-prejit.jljiber or h almeno.- 

Tujai ben Signor n^i, cbe'l duro affann», 
2)'4»i'* in bora emenda, per mi§jirati» 
PiiOift'i giàpÌH cbs,ruÌ)dccim'aniio.. 

ìhr ) pM cDe di btn^r nonfei maijaih» ' 



Njìt 



\ 



SECONDA. s* 

M» ÌTidilpar;chefi più aggruìtn tldmnai 
Jìir!Ùvai-)*ii pai 'non Jf.trai /patio. 

Standcffrmtrdvisliaa.ni'rarfifo- (stl»t. 
Quel Svi, tbi mi coafMrui ìtijìamtna , **•» 
Ratto Ita taanfolsanmdo ufci dal Ciel»^ 

. Per farmi privo, ond'na li dìvìf>f . 

Qualmva invidi a.ì nata in Pnradifo * 
Acciì chi iìt»ariii tempo io r^ngi iip^lst 
ìiorxtnbafìalàs^rra deibelv^Ui 
Che sìfpfJlomi vieta gi occhi , e'isifut 

ila il UT cbejiava dijìafo , e'-ntfnte 
Ai dùUi raggi de' hti lumi^hmi'Jli , 
Pacécufitvài rÙ3n,la pioggid,e'i vento „ 

£.frai>MtiterrorÌMtriefumJiri 
' Seco dùca per duol , non perf paventa: 
Taat'irefon negli anòof eeléjli i 

Mintr'A mirar vojli'oechi intanto iofonol 
Madonna agni dolor da tue Jì parte, 
£ /fitto Amor ne l'alma à parte à parte 
Gioir li, ch'ogni oJ'</a io gli perdvno. 

^apoi cbe'lcaroy e gratio/o dono 

Togliendo ame, volgete ad aìttupane^, 
per aiver mi ti/bgna u/af «uova artt^ 
E cai mio cor di voi pt n/o ,. e ragiono . ' 

Onde la mente innamorata , e vaga 
Seguendo in/ogno- l'aria del bel vi/o 
Convien che tnfin ai ctft^levi^^ederga- 

Cosi Ji gode de l/uo ben pre/aga 
In h-rra èl dhl" lotte tn paradi/oj 
Tanca fàiza ba'l pejìer^he in ella alberga- ■ 

Icamtadde qui: ^uefi'' onde il/atino^ 

Che i» grembo accoìjèr qitelle autiaoi peanes ^ ■ .■ 
Qui fini ilcerfi^ e /fUi'l graneajoavvennejf^ ■"'■, ■*■ 
COidM'àiaifìdia agli aJtri , the verranno- \ 



SI P A R T B 

Avtntttr^, e ben grudit» /ig'ami» * 
Poi che wonndo tutrtAfntna attfnntt 
Ffl'ct, ehi itrialfait » morte vettne% 
Càeiì beÌfrigio%icomfe>tfiildaM*9* 
Mtn fui di fu* ruima ejfir coiuento, 
S'alcielveland» iguifadicoùmbé^ 
Per troppo ardir fu f/am»at«^/ftmU t 
' Zthor deininttefiio tutto rimhnnh* 
Vh mar tifpattqfo^ un'eltmeitto . 
Chi bebbt al mando mai ti larga timiaì 

•■ tu vuol mica fÌA^gfndo^tJfir feUté , 
Egodtrtra le pene, e traglijijfaMni , 
l^enga à veder queJÌA^ cbe'l del mili'anxf' 
4f«ifa tenne, tfal mqlharjiher lice. 

9*iu rnia^fatraytJtn^làT Fernet , 
Cbefalievi i inartii,foaui idammii 
jba qualctn chiaro volo , tfenza tngawii 
Lamia vera rui»ahor mi predice, 

$llit predrce il mie morir feconda ; 

Ma'lcielitFafdt^mi prende o^nimia ^ois, 
Nonvuol^cb'i credale tiemmiinfKtfio fon* 

Cmi^fe'l fatai pur aijìu^ch'ivmajor. . ^d» 
Arda l'alma,t no'l trtda:e vtggiailmthd»' 

, Con UHfià vivo i^undia un'altra Trty . 

Interdette J^er^MUty e van dejSi-^ 

Penfier fallaci, ingorde , e ttecbe nogUt t 
lagrime trijfe , t voìfifptfi, edùglta 
Shte tomai paet al lajfh vivermiet- 

Jf, l'atmio mal non vai forma d'qbliif 
Neper d^degtt» il nodo]* d'fcioglie ^ , 
Prtnda marte di me l'ulttmefpoglie^ 
Purc'tnibtafim miofatofcerboe ri». 

jlQfii UJtelle, e'I eie l l'ultitne prave; 

et' à ^uelyCh'io/eMtOyTMi parrSno wi gimttti 
P» ti profonda ^OTte il duai^movi. 

Hit- 



& 



S E e* Ò N O A- JS 

6ilt4 Amtr l'arcg, tefaettt, e'ifoeo : ' 
Urizza il tSM ingfSHUì t lejatt'u altnvet 
Cbt a»va piaga éttme mn hafià iatv, 

Ldjo miy nenfan qiitfti i ealHt < racque-^ 
Ovr l'alma mia Dea dal citi difceft ? 
Nm è qurfiù Hhelluvgo , in ch'ttta'^efi 
Il tmro MCTM?, t d»vt in cmHagivequt'i 

Ken iquijio ilterteH, dow ^l eie l piacque' 
Mofirarji tanto àtui larga,i! torttféì 
Ufo» è futfiofuptirho ahat fatff, 
Otidtil_gran Federita al mando naeqtut 

Dticf, antieordiletto, e patri» nido. 

Dunque erapuj mi fato aterboit trud»^ 
Ch'io m» gtltajjì tn te l' ultimo Ji* idei 

^it l'alma, tb'^ gtan forM uffriMo, e ebh*d«t 
C»l mio de-ppiojò/ifgw amatù,e fido 
Ti iafeio : tpartoftl eoi corpo tgnudt. 

In ^mal dura Alpe , imqualfplingi>,t_flrant 
lato andrò ioi htqual lì nudojioglio. 
Che da tuoi r/ifjfi mi àiftnda Aworel 
E eh quella teggiadra,t bianca mau^ 
E que'begU oesbi^onde io viver f«glio, 
Jion taiJlian/emfre/ì^imme2o al torti 
J^^'otft'l gran délare ' 
Fey morte ha fin , perete non ptnj! alnum 
Liberarti d'osanni, i mìfer aimai 
Ptrcbe quefia tua-Jalma 
Coprir »»m lafci qui dal tuo térrentì 
Cbechi/itgge, iljkomal^fitfra apfreffil 
Ciekfui ken tangiar, ma non/ejfeffo' 

S'^i/reddoToooi, a le eencenli arene ; 
. DtUhia il vi,Je dove nafte il Sole^ 

' O dove ilfeme inmarjirider Atlaniti 
Colui, eh; f oidi pianto mi mantiene t . 

Mi rofprtfenta i gefii^e k parole. 



- 54 . PARTE 

V^T cuifpnrgtndo tu lartime tamte Z 
Dolci accogiitiie fanti, 
Btutjià inai nen vtfiày e leggi Adria, 
Stano /opra Ibuman cenatiti) Altera -i. 
Cbe'hnio (lanca -ftH&fo 
Guidarfohte al e tei per finn a via ; 
Har mi censi fa dazwìpur vitar pria» ^ 
%e chi perdi uit tal. ben^/JpuidixvivB^ 

Vivi fuiia mentre tener in vela • 
Feìifiofotei daila tftiit ricca nave , 
£ V.- ni ani' aure a' tmatid^fir fetandt- 
Pei ch'iruporfuna nube il Sei mi ceia^ 
Sfnufariunaegn ber farji più grave, . 
Se ben mi aceargo ai tMortnorar dt l'imde^ 
A> già più mi ri/pende- 
Partano^ è (jaifitea icheftarftù %ahe 
Al miotel HHvigarfeÙctfcorte. 
HiirrìprcgMdemertt- . ' ■ 

Finche h voci mte pie tofy afcatte; 
Cb'à bndajfar non dev vei ttwK/ie cieco> 
Chi lagrittiitdelcieltianha piàjeco • 

VitfiiChedi ranttenta. ^ e d'errili- piena 
Sei pur di piamole di JlJ'pirt alherg». 
Vi; a, che mai non ripejì^i u» bora. 
Quando mi t/ifce,-ai fai/a Sirena, 
Maligna i^irce i per cui volto e t*rg9 
SortaieaiiiiaOfitBlftt^e pene amor H , 
Quando. /.irò m^i ferii. 
uAauiJirelli legami^ à farle Maga 1 
Quando rìcevteri l'ianttcafertaa, • . . 
Cile già Mtffi me.toun'iirwjl,.^ 
• -Che bijìitca noti^.feriua^exag/t ? 
Po/eia che liietu à fé perdH la late. 
Chi data mi era fu. per/.^^na,i duc^ 

Ocbijia. mattche di-qutjt' empia guerra 
Pacrm «pp-iì sAk perch'ili mando io nitcquif 
Se veder uan dema dtLmià tnal^m.- ì 

Se 



SECONDA. 55 

SeJuttar con un btdrit che mi Mifrraì 

Con uk'AHU»,J*tto a ^sl viniogiac^uìì 

Coti miiie hifpidie fiere pfKegrirte 

'fri biechi fallile fpiw!^ 

Qvmi ìritu QiujioHfefpt guidarmi • 

Mit turche jntoiySigtur mmttii al mh/iSfn 

Che com difitart in campo. 

Ntn firiL, ansi ti bifagno Jhtyiga l'armei 

Cfi'à genertfoffirto^ ò viver bene , 

morir air amante Jicenviene^ • 

N')» aj^ntarsanzaw' ig 

Coafortc /ti doioV^t ; fti cbejci f ertaci ' 
Cèt terminar mJ pai tctnpOTif Igea- 
$ gcìdat mi lidi paco. 
Si » che fiùjiiafarti'he infanta aperta. 
L*fciamt) tentai qwji a fallace fpime; 
'. Cbi'lmal^^bt Mfnji patta,affiti nmprttxt.^ ■ 
' ■ ' ' , • 

Qualthi perriafirtun» in untnmt.'nio 
Sotto grave ruintepprejjigern', 
Cb« davivi,edaimmdu toiioin/ìrme . . 
FrafeJUfQCevfuwailfuo lamento;. 

Tal, guai bar dopò 'l danno ù f»/ rij'cnta^ 
Sottàilpejo atMorefti Ugual tni pretney 
Ricorro lajj'o' à le querele efireme^ 
Efenza fruito piatrgo ihnta tonmnto. 

Mn vtg^io.,ondial?nioatalfyccc'fa koì»ai 
Sperar tuì poJJ'a r òffiia fertarfa forte 
A cbifpietaio^n mtndoito m'bai ! 

jthiat<^cbe'lf4rtirjja duro e forte, ■' 
Cerca pur umi Vòlta -ufcir dì s""'', 
Cki tnertdmie ijmorif , tb'afpettar mtrtf' 

Vedi invitto Sìgaoift some rifplende- 
J» cor re al virtù con faper r/rijlat 
Vtdircolui^tbefol lì fiero ia vìJìa 
Uatre nettivi armati bor Jìdifndt. 



iS F A R T tt 

Sttto hrew pittura ^Hit'iftendf^ 

Cemefe/a ragion f ni ftrxa Mqui^és 
£, corfu i'tmfiafrtàe irtta e trtfis 
Cm vergo£«a/eJieJd alfiMrifrfndt . 

guaiti* invida t e mfiavigiia haurrnm» 
Ai/fcti Mq/frt di lì xara gUria 
Gli altri,cbe dofi noi qui nafeerMUUt 

EStrfe akunfari t cbtftr vitmtria 
Di ti btifatt^r e diri tritda iMgam» 
Al tnande ti farà tut» m ekìara i>ifltri»i 

yijaiteofon'ia molti i vtalt'Mni , 
Co» quali emar^ tuffai jtdo eanfarUb 
Fti reci/e il t>$io_fil Ugiujia mrttr 
£ tMi/a/(raffi a li mtmdani ìagmuù r 

Si Ulta iogoda mi biatifcMim , - 
Tigiurt, ebi'linorÌTn»ntwfùJvrtef 
Se mnpe^fanda à la tua cruda fotte ^ 
£ ekffi^ti Lifciava in tamii afatuii - 

Afa la viriù,cbe'x tf dal ciftriiuce^ 
Jil fog'itr qufjìa aiiffoojcuro ,icieem 
Spero, chi tifiirà mmjira^i dui.e. 

No» pianger ftù; cb' ia/arò frmpre teta , 
Z biliare viva aljin dita tualucf 
Venir vedraièù^ TÌmmarttit mit^ . 

JPrtf téìititaoi divini alti co»teiti 9 
eie tmion su con glor^fi finau,- 
Care Sig nor di me ft»^r ti ventitf- 
Che partorì lì rarì^e degai effetti: 

QmJìVI vero rtgnar de'giujli fetti^ 

iWeai sì lungo Imperio AugJtft^Utennei 
falche poi fpeffo Roma ^otifojienae 
Defuoeijgirid gioghi empiee jefpeiti^ 

fydi ie fiatue à'or contanta piarne 

Dopo laniinU aihiunfurfajltiitaltff^ 
E dt'fTudtli eJiiiila.o'pii memma-r 



SECONDA. $« 
QiuS'i il camht, ch'sl etti difatt» infiiU« 

Onduee al fin con fAlmitt' "" "' tor'ot 
*■ JùJi marte ,èdi tevtfocemf iiffalt» 

Littt verdi, fori, t, e frfjchf vati! , 
Omhreftfrloe , ejelititri malti f 
Vagii augelUtti it le ìttienatt ffont'i -, 
ra tilt prr/t, vertati, « gialli. 

Vtifttfurr.imù e liquidi eryiailit 
Vei ammali inìtantàrati m/ontif 
Vaifacrt Ninfe, e'ìrabitatt i fonti , 
■D'bJiateatidirdafiàJ'fcreticalli; 

tbr fé' i gridar qu'Jìa Sigmr th" ba teltv. 
Ter m» patrammi un romper difafpiri, 
V* pianger baffo, un marrmrar acrolt» : 

D,fe pur nnt eonfeme, tbHo refpiri i 
Almen mnfOi tbejvi mirónd» il vtll» 
Ktn vijiéM nati tutti i mei martiì-i. 

Speriti gratr tempoie le wàe Dive ilfamtt' » 

e^e'fur mia/corta à F'mmT^f» pi^iy 
. fi»el mio dir frale , e baJJ'o 

^Ixar eantÀnda infiii hdatojftk ; 

Horn^igiàffejo il qaartudftim'ann» 

Jì/miei martit ; cbe'n qut/h viver loffi 

Mi ritimprtvtit caffo 

Di khertà ^uel bel vi/e gentiU; 

Né pojfo ipieoT lo'ngfgm ofiuro , e vile 

Del vifco,àtuà tutt'kort .^aar Watrieitt 
, Ptrindtifiria,if^ica 

lAbtrarJt, eb'àiquantoji riieve; 

Onde la mente-, tbe di viver brami!» . 

Veggendtii tempo breve 

Kon ardi/ce /^rarfiit etema ftma, 
^2*^1 prediti 1^, iitieco m»nd»trr*m» 
"^yidt mai tal, cb* qmtfia Agguagliar p^a^ 

l^afciar la tartn^e Poffik 

ter 

L.o-:,:O.COOglC 



^8 .TARTE- 

Sepollo i» ltrra,e'Ì tlotof tJ^arJtà vci> > 
vìsilU, IfMiche binejìe efantti _ 
Rimitrri io pur chiufi {" pfcàfaJJ's^ 
KèfUrf3-titolra.,òfcoJJa 
Di tiilp Altra l'alma,' ttì [aÌ4uctoì 
Se le vtjh'aoqut,!)- Mufe^ ^dor» t eula. 
Se ivq/ffitofckitm piacer ftegucHlgj, 
Sedivoifoicoateniit^ - --:--.- , 
Difpyegitaitfi^i'^f'ì' '* ""'*'* *Jlii*"* J 

' ìihtrfmt'^i^te prego In frtdaii WfortfL 
Chetici cani armio prima 

' M' pfomtttefte già fiù HttafcHe. 
Bajli fin qui U pene ,«< duri^fMUti 
Ih taate cmU ^ e le mie gravi fmite 
Baver wpjirtt? : e ctiue , 

Amor ifmi Seguati aljn go^n-iu. 
fior ìM varrei iftutr ceH aìutì vmwiì , - 
per potermi di Litura tritar fé ebiome » 
EconpiàfaidoMme' 
Litgar di me ^uà giù uum»ria elenta, . 
" JyÌJiiid>ior,{be'neU'dmmAs'i»urHd^ 
Jjt enTifondt ftrffirz» » e otìige oitraveL 
'Fai, chi co» milie prove 
rarnoMpofs'io^cheiiifefleJjapei^ - 
Me che ritorni alfuo veto camino i 
MiS'r a-,che fra tfenfi . 
Semmerfagti nMiMiieiifuadeJiino: 
No» uede il dei, che coti benigni affittì » 
Per /aria giùri^Jii-, ed irmutit/iley 
Lehauen dato cannali 
Materia, d* poterjì alzar di terra; 
MoJhandB à no/ira età diari , i pei f et ti 
Arumi-t à cui pamaintn calfe.,ocaiey 
Se no» it fregio eguale 
A ioT virtmfemfre una infere , e'ngarrra* 
Lngo, chi mi (icn jwi. cbencnnu iferral 
Che havetida di furiar ri largo camfo-t 

J>ei 

fi 



'SECONDA. 59 
DriJ-^r tutti avamft, 
S*lpif ìMiiJ'rar à (hi m'ire^fide, ePi-ugS-t 
CbtpniAHir difliocihiye-ibi'oil'vth-, 
di Uirchttnifu^ge ^ 
S'jiui eoa lii/r.t gloria Midare in ciela. 

Cvi' tftifl, the cjn:ò dei gra» P^Hdi , 
l>eif,!rte A)Mt^ e fit del grawde f Ji/?è, 
_£ qutU'altro, cboftrtff 

. Varme^egH aganai del^iihÌd'AttchiJ-y 

r Piùcbiirrijaifdi-gueiychf'lfmii^fid' 

Piang^rdì, e note ramtrofi W^. 
_ Che t^i ieggefrejirijje 
ìiatmrih»e^itdlimor virtù ftr^mife^ 
B**li flirti, à cmi per f ito atrift 
Sì lieta il citi , cbg dtl terrtìts md»lé 
Cd ierftave C4»ta 

Si itìz^fo^rAquifi'Mrt ofemn^ tfofeti 
- Cbt ft viver qtt^gHi tanto n'aggrù* 
Errandi i n ^ufjh bDfco^ 
Cbefit^falk fer itfuperimjìrada ? 

BtM'gat Af«ilr,cb'à ^meiftcrt fmttt ' 
Ch'inonda il felicijjiino EiietBii i 
ZJ, ve tutt' hot rifuim» 
Ln lira tua, tiJtai/iavemiMtei 
Patri dir io con rime argine , t pronte 
li bel principio altere, rja camna 
Vitfrice, tilde Aràg^a 
Sparfe l'impero ftia per ogni genteì 
diròjoldt quello, ch'il Ponente 
Parendo anguJiatH bréccia injìn aiù fitte \ 
£t àmilt altre imprefe 
Ititliita^giuyife ove ttn vivi e/empi 
L^fctà fui ii farmft^e dfgnoberede ^ 
Ch'adorna i nii/hi tempi 
Conierare virtàì ch'n li poffrde. 

^Ir/ra gentil^ che (ulte i'aitre vinciy 
t Setanioa' verji miti gramtl ter lice'} 
U IU9 mmefeiict l,ttt 



i8 . P A R T E 

Sfpelto iti terra^e'i Some éJaa^i voh 1 
O viiilie,lfitlicbe botiejie efantai _ 
Rimarrà io pur cbiufi in ptcàfoJJ'ir, 
ìiè fUtn'SiteltA^iifcojj'it 
Di taipmra i'aiiti'h « ^ '"' dttiihi 
Se le vtjh'acque^iy Mufe, */ort « «/o. 
Seivqjirihopbieonpitteerfrtquettto^ 
Sedivtifoi covteMi%^ - —j;--.' ■ 
Difpìegit;fMfÌ^1>^ f*ù U turba tflimit : 
' Httrfmi'M/ììiiie prep 1» frtdd-àntorifL 

Cbf del cani armiop'-i*n* 
' Mi promrltejfe già f'ù iietafcrte. 
BaJHJi» qui it pene ,* i duri ^ffiHi 
Ih tante arte y e U *m> gravi fiuK 
lifvfr wpjìrate : e carne , 

Amor ifuoijeguaci al fin &>*"»*• 
fiorini vitrei Uvor e»» Altri vanni ■■ 
Ftr potermi di Lauro «riMr je cbiame » 
Ecm piùfaldo j/ow ^ . 

La£ardÌMe^uàèmuumorìaeter»a. . 
' MjtUdoior,cbt'»eU'a»ititat'inUT»4f. 
Jm eenfiade ptrjèrzt , * volge altróve^ 
Tal, chi co» vtàlk prave 
Tarnmfeff'io-cbedifeflejiapeiif, - 
Jiè che ritorni al/no viro camino i. 
MiSera-,ehefTàtSenfi . 
Sotnnterfagii mnueib iifuo dejiim: 
Non Ufde il citi, che ce» benigni affetti » 
Pn farla glgritifa, ed iymmttale, 
Lebauea ditto ean iWe 
Materia, da poterfi oLam di terra; 
Mojhando à no fra età chiari , e perfetti 
Ammi, ò cui piataainan calf<,aeiiUy 
Se non di pregi» egualf 
AUtvirtùfemfreunainfàtt^e'nguerrJt^ 
Lago, chi mi iKn giti, dxnontm sfnmì 
Che bovindo di parlar li largoeampay 

Del 



■SECONDA. 53 

X>fld-Jìr tutta aoiimpa, 

Sitptr mjjìray à fhi m'ìnt/ad^, fj!russ- » 

Cbt'fettta dir dàelì atihi, f d^l btlvilo , 

di Ui^ckt mi rti§Sf\ 

Si'j'ui con %iir.t ^Uri.i luidare in cielt. 
Cif/i ^ei, che citata del gra» Peiid^- , 

Dei forte jliacr, efni dei grande Vtiffe^ 
' _Ì. queiTaliro, cboferife 

L'Mmetefii aganni detJigÌicÌd'AiKbi/u 
. piùcbiiiriJitfdi^ueì,ci>i'inl»mU.9t4lf 

Pianger dì, e mtu V amtrofe tiQ'e. 
_ Che sai Ugge. freffrijje 

iNamr*,àckiitd»aiH- virtù/tìV>iiJe. 

St4tif pitti, à cmi per fato a> rijì 

Si liei» a del , che dal terreM ma»tt 

Col krftave cattta 

Si ai»4r/<ipra qu^'aere ^cmr», efi/ttt 
■ Che fé viver qui éìù tanto n' aggrada 

Errandéin furfiv bifcoy 

Cbejìa,falk per lafuperttajìrada ? 
StMigM^p«li;fb'àqmeIfacrefamtt, " ■ 

Ch'inonda il felici0ì>n» £tie»Ba , 

Z-i, ve tuU' hai rifuoma 

Ì,d lira tua, tijfaifeavementt: 

Potrò dir io con rime argute , e pronte 

Il bel principia aìtir»,eja cori/Ma 

Viltrice. ondeJragajia 

Sparfe l'impero fuo per o?ai gentfl 

dirà/ni di quello, ch'il Punente 

Parendo »n£iiJìo,H iraceia injìn quìfiefe * 

EtàmiU aittempiefi 

Jtaliaìiggiujije ove san vivi efempì 

LafcH gvi ìifamoft^e degnoberedf ^ 

Ch'adorna i no/frt tempi 

Con le rare vinài ch'm lè pojfède. 
^bna gentil, che tutu C altre vinci, 

( St tanta a' vsrjìmiei [retaeittr liee} 

litHemmefeiicf Utt 



6» V A X 7 E 

l.tte notiftntirà ntlh mii tmtt ; 
Ut tMtrò^ft furfia tVi» etmifui , 
1 bei rami., tb'ufcir di lél rgdkti 
' Vuna^e l'altra Ftnie/^ 
CbiftTttffMidvn P alt in égaifértr. 
Qufjta, cb'ltéHt irnaadé et 'Ifuo Marte 
G-tfdàto'lbtect ilp*pri»^ttakr»iitidar 
QutJla che con un grido 
iu'l» riva del Rino ^e poijù Patqtu 
S>i NetttMo differfi ogni aitrt OKgeUH 
eh coi} alrìtto fiacqtte 
Per far fiù tiferai naJlro édtrm, t beliti 
Indi l'awitn, eh al viver frak , t mam* 
jVnM /tnii iUorfo ilwtio debili ingegno. 
Pur giunga Jicom'io bramando] fera. 
Pria cte dal fafeiofatieatt^ejlanco 
Si partale lafciilf un torporeo regntx 
■ (,£eMcbefrale^d indegno) 
Si sforzerà canjìilgravt,efevef^ 
Saerar cantando un altro fpirto altero. 
Ch'aggi urna ti Mando fot confua beltadfi 
Ma la futura ttaàe 

Cingefii illujìrerà, per quantohtr vefghi 
Al^ualiltielriftrbe i giorni miti ^ 
Che' iveggiain alio feggia , 
Carco ttmar di f foglie t ài tiafei. 
Conzin IH vedi ben, ckr'lgran déf» 
- Disi Iroveparlarvonritnanfaiioy 

Ove maggiore tffatio ' 

jtlttia varrebitfiù tranquillale Beta- 
JitfaSe fur fia, cb' amornonmi dijtemfrf^ 
Vedrà calfua Poeta 
Kafai belU kttarjt f e viver femfrt. 

La vejfti Signor »iit, che 'nfoca acctfa 
Vela il tuo petto angelica^ divino , 
Coa ^utl leggiadro ,1 canétda Ormellinay- 



:,:o,COOglC 



SECONDA. 4t 

ChWttté heitolh nvolgt Palla imfrffa^ 
SoK le virtù di gufila Jacra illefa 
' Pianta^^b' al tifi timafira ilfuo eamìmt , 
Kil qutlfegmndQ iltuo rfaldrjliu» 
AaHtabbiaà temer mai mondana uffiJ^t 
Purii't con ardir calda, t cafiat.t ■ 

Cengiattii in lunga , ejiaiil comfatnis 
S'tanfatlo de hei rami un genliifeggia:' 
indi efcBìi opre poi fi hflUe tante, 
Ch'a Voltile rtirar iapeanaiKÌa 
Ma bajla. e dime fjco è forfi il piggk. 

Se pur-tierahuMiltà Madonna htmià 
Vi rifofpinge a dir Ir. culpe amiche^ 
Naav'incri'fca narrar le ^iefaiiebe^ 
Catw p'iwanafiondi iimii guai . 
Cwtnciaie dai dr, ch'io l.ijoentiéi 

i^i laccio, »oeconviea,eh'bor più m'imf/i^ 
Che viìa e liberti mifur nemitbts ( tk^ 
' NèprnJietdeluiiovialvi^Rrinfemai. 
SeguU* poi come avvfntmnmt Amore 
Lajlralda'biivojtr'ocfbi,sicbealfu»m 
S patio ma btikiia purdafardifefa. 
Dif ponetevi mI fin rendermi il cor* , 
Se miele t»el ciet trovar ftrdufto; 
CbUoptr me già rimetta agni altrn ojifa . 

, Sf ritiolgendo autor le antiche bìfiorie 
Ti f pecchi, m quelle ecteye^e fetta akne. 
Rema, die'» te tante ^btmorate palme^ 
Tanti t> ofii portar, fante victtria 

QìffJtMfra i'jtltre tue rare met^rie, 
fra l'altre lodi più leggiadre,ed alme 
Frale fiupretiejii eritthtfalmi 
Per colmo afìriverpuoi da it lue glarit ; 

Cheeon altero faflo^ triottfah 

SfirlQ vedrai pur tH>i£tyaiertàermif, i ^ . 



6i PARTE 

■ Jìaf»T cilfu» ffltmtwT m»r»vigliMrte ; 
"X»U tbt dirai, ft quefiiì kaom mwtélt, 
£ VaUe, è Sfipitn > ntéi'tgli i Die, 
thi tà hor, t'è Ifttiuni^ dfvlìe, o Marni ■ 

tUrhfa, folfintr;àmic» ^ai,c , 

(^bc nel tu* gtemh» aiktTghi haemKÌ,t Bt't^ 
DipMima un trmfc ornata t tiì ir^/ii, 
Ut di ftK j»ntt [fogtit, e pA-ieggiadti* 

St Jaltc te efca da f infere /quadre 
iyaff'-"t»%, de'deieriii'fiitjier miei, 
Vir batitr paie,à Rema, in le porrti 
F:nir ?uf*f mitnoiiiajcUTted adrt ; 

si, e!'e/uir'di pttfhn la e arme ft arie» 
D'j-f! if perigli fa , e lunga guerra 
iipifi iiit-iit rforl'jj.liieirj., e biaacm, 

dtt motUe-RrgniJ i v Ila ttrra, 

fui ih'ai^iuff) de/ir la gratia-maiKa, 
tiefft in liòtrid^ii aubt trn ferrei , 

" tionfu mai ctrvt li veloce ni corfo , ■ . 
Ui Leoperia, ò Ti^rl lU aicu» i^jcs, 
N'fisfff aitait dacoKliiffia piaggia, 
Ké «ube.ebei'ijf'ttiiiini^nt.i ti venni ' 
Kè velali ltgiierdarda,ni firate; 
Carne <]uc/}a caduca, e breve -vita . 
I<'ttl luce, ircria , e maminiaiit i trita. 

Che le piùvtlie manchi im hìcplo al CBrjij 
Kiptnfe Jvileiitjo^cHiafiraia^ 
Ch'errar mi fdper <iat^B aipcftn, b^fc j 
Vedi cbes'apfarieebia «n crudti v.ti*, 
Ci>e minaccia i^a eterna e negra pienti. 
Se l 'Jcgatta^r t'amerafa piaggia, 
' Et havej^ 'un jtldi di quitta vita; 
Jajperrrtiaacarcoiuii^ti^r v'nt» 
In porlo terminar quello mi» corjtt 
Keda lungi vtdtnd» tlfilto bojfo, 

Po. 



! 

[ SECONDA. 5j 

Potrei iemtr d'Amar, «èdifwijhnlt. 

Ma liiS'o hjento che' l pungente Jìrale-, 

Cbf fsr gli orchi miti nerfa amara fiaggìa^ 
' Af«rzamifagirdihfc6itibofco 

PrfgitMdù lui-, che mi ritiene in vitd; 

Che imianxi tewipv tn' inierrowfii ilcarf»-, 

E mifocnìfO in lì eomsrariQ venta. 
Talhordaiesrjimucve un caldo venti , 

Per rimembranza dtiH'itmicofiraUi 
\ E riprti/anda ai periglio/o carft 

iiitefra rne; che fai f^ n.-i>i>t{i, è piaggi» 
' Ti riuci^iude il cauiin dall'altra vita, 
I £ tìiorir ttionviene in qurjì» hofcoì 
'Sigmrlu v^di guanie-è o/curo ilhafeot 
] Ove mifpinf il t^wpdìiifo vevo , 
i (iuando a di-'trv la/crai la wig^itr aita ; 
' Tun^imi il csr con un più bello Jìrah-^ 
t" Efacbe con deuatn, e /anta piaggia- 
I Qu'lì'altnaifìdriaii a t.' fultimaecrfo. 
Dal. u,<:h'hpr^J!'^ <:">/'' i" ne- d Ib.Jcay 

Aitr.-, che piaggia mai »en utai^a aeiitOy 
iV/i.' i'.tc/rba /irai irijia mìa ulta. 

Le duihìeffr-m , Hj-iapU, eU «niì dt.'ere, 
Jpenjì:r felli , * te deiu eir/tfr tj> )_ 
Eie querele indérm al vento Jp fi 
M't'imno a me toit^, .-p-jj/o in i..wjo errore. 

^a tu del ctd eterna ali u malore , _ 
J^cuipitiàpretofre à mjrr^ •J'j'fi'. 
Ptr quel non fimo amar , ch'in nui l'acetfe. 
Dritta a buon coijl ildìfuiato care l 

Si ci^e I ' al CM/iitteiar di iitnti ^'anni 

' prejycatt,in,clye-ìp»j]:> ai cici hprra-, 

Almevjtìiiilgaà te nt'Mrgliorahtii. 

SigwriCom heggi flagellato tnttrr», 

■ Coifanguirijtar/ijli nvliridamU 
Porgi h.iìiaipace 4 la r/jia lunga guerra. 

£ qut' 



«4 VASTE 

jifp'ffoiii Mflh'-ntdettB s'^yiH 

■ , , ' -1 ■.-■■ : ,.' {id^'aniueì 

Efi:mr'^h iifant-, v.f. ad«, no^ 
C^wepu purfo^or^fh'.nufolaAeut. 

Optthfm,ma ! ò rata e mva itggej 
l'-ir n<.i ijf'rirjì amane acerba t dura 
Cbt Idei, Irttu ìa urrà, t' hn»T carrfgg», 

LaJjitwrHtt inffiice ogni altra furttt 
Vedi ilpajior , eie- va ptt le/uffregit^ 
Cttat agufi wanfttitQ a la tunj'ura. 

Aìms marne, ff lice e /ocra valle , 
Se tatlefii 4oue gurl legna nacque^ 
Kel^nalal mio fatior wareti^o piaegué 
rux^r le fante ed honùraiefpulle : 
ilfZl-aKitferftiliiertt.tdriuutalU 
Hi pre ai uiue/aate, é à queir atque, 
Delle quatji. ihundo il mondo giacque^ 
Quandi Ti camiKfaUio , e'hoggi »,n fatte» 
iJUKqHe i'htauoKaJìirpe acbejl iagMaì 
A chepurfegue vie cieche, e ritorte , 
Se'tt ti lucida vena hoggijì bagna f 
QHaPbuotnnQH fiaàfegutr cqJtoHttefme ^ 
Xi hnoior delie Jieile »" accompagna 
iiOM^end» amara ingiuriofatatrte t - 

monda] ò Spirar mio cAduct^efraleì 
O ctelftmpre al mìo benjenace e'parf»] 
O vita, tmde d' ufcir m»» trave il «jtm, ' 
E feggh, che purfti bre»e e tmrtaU\ 

Ofati , « riajQrtUK», a cui non tale 
Di quejh mia nojoft , e grave incarcel 
farei rafpietau ,i crude/ d)t» 

per- 



■ seconba: 6$ 

. PiTchi larda vtrmerulttmojlritleì 
Ch'abniìiquejiabramofiii citlda vagita 
Giungendo aìfi»deipOodidm'dH»» 
SifpingA^e'iraggit ii cordi tant*dagli*i 
Beufdettaijuel difSht'i duro affanna 
Caccfià fuordella lerrenafpogiin 
L'anima, cht fer duol ìion teme ii danna ^ 

SOPRA AL CORPO 

DEL REDENXOR 
Dei. Mondo. 

SE usai per maravigli a ahavdo 'Ivif* 
Al chiaro eielpe^fajii ,ò cieca ginie. . 
A qufl vero Signor d^i paradifo: 

E fé vedendo ii Hot dall' Oriente 
Venir di rai vejiitoi e poi la notte 
Xuttadi lumi sccefa, e iurta arditile . 

Se ijìumi uj'cir da le pyofoTide grotte^ 
Etinfueteggiftarrijirttioih^are; 
Né queik udijfe mai tranf^refe , i roltr. 

Se ciò vi fu cagian dt contemplare 

' Quficke'nguejta terrina imagin noJ}t% 
Nq/lrojhto mortai voifeefaltare: 

Volgete gli occhiini]uìt; c'hor vi dimojìra 
Non quellaformaoitn' con quei calarti 
Cbefingean [erfe tfnfì in menu vojirn. 

Piàngete ii grande ejt .ial dolore, 

piangete i'^fpravnrte, e'i crudo affawUi 
Se f pino di pietà fi punge il cere . 

per liberar ai dall' nìitico ingAìino 
Pende come vedete al dura iegm , 
E perfaivarai dal perpetuo dannt , 

Jauditfi pietÀy Kirabii ^egnj., 

à Di- 



-etf PARTE- 

Daatr la propria vita , o§'rir tljangu^ 
Pef enifeldi vederla nonfù d/g.'m . 

Vedete igri mortali ilvolto e/sangu/i 
le thiotw UctrAti-, ^7 c^fo b/sja, 
Quitl fofa, che calcala in terra langue. 

PÌMiiinfirma Natura , fìoìfgi^aji 
M,f>da, punii alto Ciel iPÌavgstevextrj 
Piangi tu CQr,fe «ottfei duTOJ'afo . 

Quefie tata, cbesotHpofer gli elementi , 

^t firmar l'ampia ierrain sugli ahijì, 
Volferpert-M'ir tanti mm^ntt. 

Per tevelferin croce eSjer ajp'iji 

Ouefti pie, chefùlean Preuier le Jtelle : 
p^r te'l tuo RedmtoT dalC.el panìlji. 

OfMr^fmgue-, b fremfe e beile- 
Piaghe y rimedio flit fidali /corte 
In tante turbuleati atte procelle . 

Arme^ eon che la/cw.e horrendi porte 
De iinfirnaii iranno ruppeyef par/e 
Ùuek che CBlJiiotr-orir vinfe ìaìmrle. 

QuèTviì io/, (*''« viva luce apparfe , 
hi giujlisia, e d'amor per far più certe 
le vie, the di fallite eran sifiarfe ,' 

Et affetume con le braccia aperte. 

NrfU Morte del Marchcfc A\ Pcfcara . 

QtYtodalr^iopenfìerfra ifajjl, e V onde 
j Fermai» er'io si, la vea-Jsi<faJalda^ 
Che Paujitippa in marh.igna,ed ajcande. 

L'ÌMtenfataJmi,prvfaMda,ecaldii. 

Ciré mi fece alcun teuipo amar quel montt^ 
StlHa nell'alma ancor popHte^efaldot 

Quando girando il Sole ^ lUriz^nU, 
Invitato dai fanno, infi* mo,e Ufo 
Itopò molto penj'ar chinai lafrontet 

£ parventi veder d'un vivofajjo 



s 



SECONDA. «7 

E m.>m, eli „Mt„ti firÌ,i„-L\ - 
V-à- •ulm,z,f,„f,„i„j; iUi,l, \ 
S g„dMd, fuggir U bui» Ajhu . 
ìr.'f"?", ^"" " "/"Mi: lidi, 
^"«tdu ,„„„ il „„,,i „,,, 

S!!ff'fffM'in„„ifi,f„j;„, 

t.a,j„,fnf„, ,„i ,u,„ iu„„„ . 
SS.'Jlni„d, „,ma f„ ,mf,l„,„, 

E feri, ,„f,f,„i „,„_^„,„,. 
r«T,.„j h.,„u,ii viJI. .IM „l,j : 

t!?!'Ji'-''"/'."".' ' ''" »•«'<''»>«? - 
mJ",-ì f "■(""^;' '"" '■""»»*• 

curi -^ "" '"""l'Ima , ' . 

A'/!, 'j"':""f'r''"r"'" i-F'-iàa , ■ 

Ai «Ww/j,.,,,. ,Ui,[. ha :,;„„;„„, 
PlI^'acbtrKilaJlìaJìittfsHniro 

TiiUfonJh &„ „;,. dM„f, 

Rwiaji^hfiì chi'» vijiit andati: Ilfi^ ■ 

l«M«parfc>,tta lira,mi a m,He 

■ OndeguaadaattJ>eraileifljìLi^ 

M.JI„d'a!rirJ!., H„,i, airt,rf,„,ì 
Hi la ,ma dna m-ifaraUlfm, 

ina li dtlfmm iawa la TOw,,/«,yl ^ 



6S PARTE 

ChcfernotHc chiamar mi feppi mai . 
Edigii^ov'ifu^S''" ! i tuéi Miif:i> 
€ hatpnjia in bando la iuetnorii: antica; 
Camt vede/li il volta dì Mfdufa . 
A'aM ti fovien, che in quella piaggi.i apnea 
Sti mant il tuo dir faggio mi rìpreje 
DelU perjcolofa mtafatica ì 
Atl'bar h torJìc«n te bracciajhje^ 
Ahi hJpiime,dicindoiher ti comfcQ 
Magnanimo grati! rnia gran March.-ff, 
PtTdoa.taìl'irUrlitilvitìferme^^ lofio , 
Il quai da teìna.,e da dolor foj'pint» 
Non tifc*Tge*a htnferl'aer fòj'co- 
Tre v»ltt furfertfat d havtrlo tinto : 
Tre volle mfi{Jì»irnè k braccia in vano; 
E di paura più nmafi vinte . 
Parventi l accidente barrctida,e Jìritno: , 
Erilitandoil pie gettai unendo, 
QualbuomiPte per dalor diventa infane. 
poi dilJì^igmrmtB dil.tto,t fido 
Per.'he fuggi da tfie,c»m'<»tibra,i ventai 
Et ei,ehtdi virtù fu albergo, e nid», 
Xf/pofe, Amico io fon di viiafptnto: 

Off a,e polpe noM ha: non prender doglia i 
Che del mio fiato io fon lieto, e contentr. 
Che quella calda, é eccejjlva voglia, 

Ckefempie hebbi in mojirarti intera fede^ 
HoH mi fé mai pregiai la ehi ara f paglia. 
EtJnra unfolpenjierm ojende e lede; 
Che non condu/Jial fin la bella impre/a: 
E'imioearoìiignorfoben, che^l crede . 
il quai fedendo in me tal fiamma aecefa, 
Cercò,ftcome tu, di mitigarla: ' 
Ma U voce da me non era intefa. 
Et btrfors'in me pmfa ,e dime parla , 
Forfè dtibita ancor de lamia viiai 
E pur Mn ti, chefiù non puote aitarla. 



SECONDA. 69 

0a>tirftd,ilifi'io n.^l Citi gradi!», 
Qu^lfo, i<i ti r^ì.-infi tì duro varcfy 
Chi stfubìipfii de! corpo ufcita ì 
Mira, rij'p(<fr, e dìfegnct^.t/tt il parco! 
Im min .mimofa f~' qui w; conduce 
D'amur,d'affiition , di valer carco : 
£ qui.es>". rnia gloriajidijhup. 
Jlorpuò ben eliimare il volgo cieca ^ 
St itcefediquàfonvane,eflul}e. 
E thi m'I là, ripsnj! quejis hai /•.■co, 

ehequelcor , acui/Uiì dngujiù i{ t/tondoy 
Horjtconttnterà d'un brtve/ftca; 
JS quell'animo iiajìo ,e fi profondo 
Iniqua frodein sì brev'bora oppr^Jft 
Col chiaro ingegno a aull'altrojeconia. 
Mentre et pai luna, logli vedrà rì/p^Ji 
jravilie iampeggiarfatlo la gola , 
Cheparea, cb'unajlellé ioi teaejì , 
Coti mirando in quella parte fel» , 

Signor mio,dimandai.fibfcoftt è qmeftal 
Et et coiìfegui la miaparol* . . 
LaJuce, obera a te li t/ianifejìa , 
B'ifegìto che lafctò l'evipia fattisi 
Cb'al mio punto fatai volò lì prejf 4, 
Quelfè l'hontrt che del ben far s'afpettai 1 
^Mojlrar per gloria le corrujlbr pÌAgbty 
Poi che non lìct in dei etrcar vendttu, 
Per^prtgaper me,c'hotaai l'afpaghf , 
Jh/ìte Signore, tdì ch'io mi ricordo > 
I>e le paroicj'uf dolci , e pnfagbe': 
Ma' Iptnjìercifcote'ldjìderia ingordo ■% 
Tenean la Minte viia tan:'o£ufcata. 
Che tutto uà narrar favole alftrdo i 
Jìiraiii ancor^ che lieta , ir imptnfatOy 
Vittoria al fuo favor /piegherà l'ale , 
Quando da lui/ara più dejìata; 
Ondi 'con faina eterna, é ir/tmortafe 

i ì Ah 



:,:o,COOglC 



70 P A R T £ 

Alzerà infiìK mI Cieh) ifuoi troff'r. 
^ Jìa il grMK mvif iSit"' £>''"' Sifi' fi^*^" 
Cmìi t'à ti xon gYAvit, anfsr vorrei 
Pregai poi In mia htiia Caflanza , 
Che tot pianta non turbe i piacermìrìt 
Tftmi tiigii altri duoi lafka/ptranziti 
Che leve^tfcartodeUe humanefomt 
Chiamai» hf»m ite lafuferKii d'anta, 
Jltrirugim, ch'adempia il fmhel ticme. 
Onde HipfolitM mia prendendo if sempi» , 
Le ma» non fango, in SH U aurate chiomf*- 
ftnjìt cbe'tt queJU eterntimvtortal tempìtt 
Che vaicbiMnatt CieLJliraimia kafpiii» 
Lowan dal vìveri bafj'a ÌMÌ^u»,é in^fi» l. 
ève rivinto AlvcJìrtfrim»ÌBÌlia 

Valgerì i» giuaee i miei p.t/ptli datati 
iV*(f pia /oggetto à bruma , t À/e(Jhth. 
Dua^ue in (Mr nenctìttatt igitnit* gli an»ii 
Ck'affài/exvijhiù£ii,/e'lvivtt:m>$ 
Da ghJiidorJJHtaa., e dagli affanni.. 
Ttmpraie egrimortai viffira d^Of 
Cbe mn la- lufigaetA, ma i chiari g^i 
Kt ba/latt' à/chermir del cieco Mi» • 
UlignniJànàfugnrM lievi ttprejli; 

Ch'ai fin ali re Kaa ì^cb' un volger d'occhi 
(^Ì9,ehe p»i ti UJa afflitti, * m^i. 
Per» fria che l'offèpi in vci trabocchi. 
Armate il petto irtcontrs a la fortuna ; 
€heviut».éraj^tlar,cht'leolpojcocehit. 
Ctti dicendola! r/tggia de la Luua^. 
.àh'aU'htr di mar ufcia , ri»n>ift il vi/oi. 
Foi/altiti UJieUe ad una ad una ,, 
Z lieffi riandò mi paradifó. 

Nella MoEtedt Pier Ecane., 

LAnvttt^cbrdatùelcarca d'ahlie- 
Solpmértrejfiai miftrimtrtali^ 
Ve- 



SECONDA. 71 

Venuta tra fietofit al ^iitHgir miai 
Ssià con l'umbra de hfuegyayid'aìì 
Ji'valiede la terra havea coverto s- 
£ tacean le caatrad^, e gii ammalti 
■ fiJtiindomela}fe,tdivHavit»inctrf 
^anJtcoifìB tinuafKuieìiJonnitfreJì 
Setta l'ajfi dsiCiil fredda, tjcavertù . 
Et cete U verde Dio del hel piirfe 
Arno tutti elevato foprà l'onde 
S'ojirfe à gli ttH miei fremoy e pit/efe, 
ja litjta m» manto baveafparfo difrunde^ 
E di falci una fi Iva in tùia tejia, • 
Con la fualgli ocehi^e'lvijoji nafconde, -, 
Cime Fitrenza , oirne quai rabbi» è qttejtai' 
■ Venta gridando, QÌmeneniiìtncrebheì 

Con voce fav^ntofa, irata, rtnefia* 
Pietafit hoggi ver te Tbraciafareiicy 
Pittai fert alter di quella tetra , 
ha qualfol' un Bujiri al/no trm/Mir- 
•Men fvjli figlia tu d ingiuji a guerra f 
Benfei mad>i di/angue,e giù/arai ^ 
Se vendetta dalCiel nonjtdiff'erra - 
indi rivolto a ine dìje, thtfaiX 

Fuggi le malfondate , & tìnfit mure* 
Ondlo tutiofinarriftni d^iai 1. * 

EtiuttaMbe in me forza taf aura^ 
Chefctnj>gli»to,ejolfrejìilcamin0 . 
Sem' altra/cor tdt the di matte o/curni. 
Errandofewiprr andai Jin'ahnattia» * 
Tànto-fiVà l'hor da lungi un'ombra fctifi^ 
Cb'tnbabito venia di peregrino • 
jtlvoito^ài gtjii,é à l andar m'aicorjt ^ "■ - 
Cbffpirto eradipace, al Ciri ameoì 
Onde più ratto per vederla io cerjì. 
ffrnentre in arrivarlt m'affatico y \ 

£i riprefe la viaper aotro un bojca, 
Stwìrt guarditnàf me con volto obliti. 
à 4 H*n 



:,:o,COOglC 



li ? A R T E 

Notimi to!ff il vider gudl'aerfofcii; 

Cbt't lumi d^lfuB affitto et» pur tiim\ 
Che bajfèbtaper dh;li, iotitonofcti 
O gloria di Spoktù nf pitta alquamo i 
£ vtlendofeguire il miofftf^ow, 
td lingvajì rfjfi viala dalpante, 
Jtihar valtc§ì^ ed io, ò Pirr Leonr , 
Ricorninciai à luiconmiglioT ifna \ 
Che drimondofiipej^ìngni cagione, 
Seh dina?)', qu^Jfa vita alma, i ferenti 
Per qital difetto fuo tantejì^piacquey, 
Cbf vol'fìi tnarir ean xi gran pena ? 
ga*/ lìffrt dejìrneicor ti naeque'i 
^Qil,'i àecofdegneanMcurartiJfrinfe 

Del carpe luoicbe'n tanta ebhrthrio giacqk» 
Che :i sJje'itutfenno egn' *ltto vittfe 
Che l'ingegnose'/ valevi fé t'ullim'htt* 
Cm Uvita laghriainfimu ^nfeì 
Opadrf, i Sigriormia, l'^fcir di fera , 
Come tu fai, non è femiejfe a l'/tlmn : 
He far fi dee fé '1 eiel non vuole amor» i 
Cbe'ldfpregi/ir deli.i terrena faima 
A^ueicanpiù wergognajt dfdieen 
Che più iraift/in d tonar haver la pd/rfia ^ 
Ijgni riva del mondo , egni pendice 

Cereai^rifpofe, efemmi tfn' altreVli^i 
Fiifuphia, cbefuolf** Ihucm felice.. 
VerM le fette erranti, e Paltrefìffe 
Stelle pei vidi, e le fortune, e if^ti, 
fon guanto £gitto,e Sabilonitfirijfe^ 
M più iuogb'aitri itg'aimifurmiifirati , 
. <:he Apollo, eH figlio m la lartell' .irle 
L''fciitrquitfii>iacceffì,& intentati. 
Volava il not»e mio per ogni parte: 
Italia il là , the wiefa bo^giffpira 
Bramando il fmn de le parole f parte ^ 
peri chi con ragion ben dritte mira, 

Pf 



SECONDA. 75 

Potrà veder, ch'in un si tolta p-'tio 
Non trovi kco mai di fd^pia -.od ira, 

Jiunque da ti rimuovi agnijo/pittoi 
E fé del morir mio rìafn/tia io fir/Oy 
' tiasfi, chepur dawn'Votifit'ldffnia. 

Che Mrtimiogrado iofuifij'pinto-, e morti» 
Nei fondo dei gru» pozJ» barrendo , e cupet 
Ni mi valfe al pregar iffer accorta i 
, Che quel rapace,e famulenio lupa 

Non afcoltavafuon di voci humane , 
Quando giù mi mandò nelgran dirupo» 

Odubéi/aji'.à/ertt involte e Jlràmi 

O mente ignara, e cieca al proprio danno, 
Come/uT lue difefi iiifulfi <■ »*«?! 

J'rtviHo bavea Len io /' occulto inganno y 
Ch'ai mio morir tejj'ea l' avara invidiai, 
E fapea, ch'era giunto aU'ultim anno. 

MaerMendo fuggir Fonto,'o Numidia^ 
Di Padoa mi parti,venendé tn Itce^ 
Ove laJJ'o trovai frode, e peifidìa» 

£ gualfarfulla aldejìnlofoca 
Tirata da voler Jt riconduce , 
Tanto eh' al fin gli pare amaro ti gioco ; . 

Talmi mofs'io correndo a la mia luce, 
Lorenzo diCB,il cui vaJore,e'lfenntt 
A tutta Italia fa matjlro, t duct . 

£c]ìit felle intm lorforiafenno. 

Or va mfntr ingannata in te ti fida, ■ 
Chetìjover crtd'ilCi^tconpiccioi cenno, 

Qu^Walwa providentia, che'iCiel guida \ 
Non vuol, r'humaao ingegno intender poj^ 
L' ammirando ff greto, ove l'annida •- 

£ non pur voi, chefete in que^afojja » 
Magli Angeli mn hanno ancor taJgratioi 
Quantunque ftarehijìan di. carne , e d'ojjà^ 

J>i contemplar ciafcun t'allegra , c/i(irf 

■ ^i-lj'wì^no Se!, pu-r quelle Lggi eternr 



X r A R T E 

Lafeiando à parit,ii Citi loda , e ritigrdt'i^ 

Ténttjìià la là , ^unnio dettrnt 

L*élti>mi)t»r. CalMi^thtpiiiìieviilft^ - 
Hor sterne, t mugghia, ne le miti infime. 

Quando dal cor pernia Valmajifcialfe, 
Non U gravo' l partir, ma l'fm^ia/ama.. 
Che hfciava dì fé qua giù , /* doifi. 

Kè d'altr^ittHanti a Dia btrjt richiama .. 
Se'lfeci-Je'lpenfai-Jefuiwcentey 
TuCielr.tuDiritàf tuttrmeftlam*.. 

mal tiara avariati , èfete ardente 
Jie'maadatji ihefgr , chefimpre erefciì 
Mifar chiàUtrta te fuo mal nan finte,. 

Iltr vi ixfe/ite, a tejfejja rincrefei; 
Poi citfanfejtza te più lieta vita 
Leftre vaghete gli augelletti;* i pefei. 

Ma quella ma», che '« m»/« tanto, ardita,- 
Ftrcb'ècagionthi limatidoboggi m'imolft^ 
CtntràmTavaglia a profetar m'invita. 

io dico, che di quejìa e d' altre colpe 
Vedrt^di IX su venir vendetta,. 
. Prima chi' l corpo mioJìfnerve,ò fpolpt.- 

Macchiarti ahijoita , tjànguinariafttta,. 
Macchiar tereajìi u» nitido crijiatla , 
Vit'almainhenr oprar Jìncera, enetta. 

Sappicrudel ,fe nonpurshi'l tue/allo, 
Se-'noniiBoJgià Dio Jappiycb'io veggt 
A /* raìna tua breve intervaih ;. 

Cht cadera guelcara-nntTce_feggiii'f 
t QtS^^* **" l"f"'> * finirà con doglia 
ha viia, c¥e dei mal s'eUJji il peggio. 

Fei volfe ipa^,e d.Ji . Qttelìafpoglia,, 
Che fu git fatar ed htr di tomba è priva. 
Ben verr^ con pietà ehi la raccogtìa . 

Miehepiù quèjha-ìfìt ì pur Palma è vivai 
£t bomrata ne i/upcrni chi^iri^ 
Ove humana vir tu per fede arriva t 

)vitnvien,tbe'lfMhcitfarJtmqfiri. 

L.o-:..;j"GOOglC 



TERZA PARTE 

Dsnn- proppio originale rfdt'Aa- 

.tore cavata , e nuova» 

Olente aggiuntar 

Spargi di Paims,t tnuriii Mirti fcilìr , 
Viator,quì intarTìo : qui hffiric'trra 
Di guel repenttfalgort di gufrr/t. 
Che già di ttnt'iltmendù adduQ't fptglie, 
Qut^'ufnaangii/iAìl eemrjacro dcctglie'. 
Ma il mmf,il qual in tomba nenpferta^ 
Titnh cbiuji in fi il Ciely facgu*, lattrTSi 
Stcur dai ttmpOy i da^fueiagtrde vtgiit^ 
■ fl^Jhftt gtteU che con l'armata chiemM 
Prima crqfirìnfi ilmottdò/ott'ilgitgt 
J3i l'alt'' Jmptrte de Pamiea Roma, 
O fflice fuder, ptich'egni iutgOf 
Cbt vipj'e ti carta di Urrena/emO'r 
Occupa a^car dopò iìfunurea rog», 

J3flfutKjf» arbor l'crnhn efcurt^ 'Tp'S^t 
fug^i-ifuggi crudele , ahfuggt infidr. 
Non ieggir,fe ntn [et fìetoft^f^d^^ 
Le rnejii Utlri, ch'S queJi'Hrna imfregì, 

Quìfott le rpoglie iiìfanguinate ,opgreJJ'(t 

^^t l'i afe lice ahiandùtiatéi Didat 
Che perfanar^oti te die Cupido j 
La dataffitda in infSi'it petto m^tx , 
. £Jed'eii,vi/ti<iT^ellafùva^a,. 

Ncn tijfupir; perche chiaitjìvtde^ 
Che i'unadasliafpcjfa t altra éppaga. 
' Stolta ella fù^perchejtah'è chi erede 
Sanar can doglia un amortfa piagai 

. Xhe'idml di SMeUa't^n'altra(tfgii4eeetie. 
, .' Sh- 



tó PARTI 

Siviilt à ^uejli fmifurati monti 
£, ràfpra vita mia alìTta dì dogHet 

Alti fon qutjn, * aitt k mis voglie : 
Di lagrime ambiduojìilhmo fonti . 

Qu^i ha» drfcogli iffuptrbefroìtii, 
Inme duri ptnjìer l' «nimù iKcoglie t 
Quejìi hanno fichi fruttile molte f-iglir^ 
lo'foihi tf etti à gran fferaHiAAggìontu 

Se^titnfemfrefr* kr ritbbiojì venti ^ 
/» me gravi foffiri effìto f annoi 
In 7nejìpafre Amori,in ior armenti • 

Termo fen'it , * e(jìfirn;ifnnnr. 

EJJi ban di vaghi augelli dolci accenti ^ 
£t io Intuenti difoverchio t£anno - 

FarìioJicolU alìtramente nati: 
Archi fuperbi de" fuperbi chori: 
Rai»e afcBfefra lanrherbe^efiùYiv 
Teatri ecceljì-, e Jìmuì neri ornati,- 

.Amich; padri, c/ivallieri ai ma: i, 

C«nfiiJ\Tribttni, Hegi , e imperatori' 
V fonìe vojìre glorieìv' fon git hunari-y 
Le ricche Jpoglie, e Utrufei portaiiì 

Con itrmt,e con virlute à parte A parte 
Già felle ilmedo tributario , tferv»,- 
JÌ.dei Bariarof angue ilterrin tinto . 

Tutte l'amiche , e it monderne carte 
JDicoit di voi; ma per dejlin protervo 
Dei vero viniitorjt gloria il vinto, 

Pert^ , i^ìo guarda , H guarda ogn ior n>i 
Eftfofp'" a'vìieifofpir cocenti , {^^ndiS 
Quando tifcrioo in carta i tmei tormenti. 
Mai non riffondi,anti à diJUegno ìlprendtf 

Huolmi, Madonna aj/'ai^cbi non intendici 
Quali Jìatìo d' jirmr glifi r ai pungemii 
Ò' unaJetlra notatain dolct aceeuri 



TERZA. ?7 

Porli mille faelte, e dardi borrendr , . 

Chojì fing^ Amor, via nm S'^ mulo , 
Per dimojhar , che n^UtnarJì vitale 
Più dif In lingua, che d.t gli ocibi ajutff^ 

tof guardo faft-, e rjitnle parole 
S ceke ne la memoria :e s'è vedulOt 
Che Giofuè fermi far landò ilSole, 

lielAfiagsii, èfoHldria valle 
tilt» moMicel ,sbr mi difendi 
Vardinte Solco» le tue emiirofrffaUf, 

^fre/co, e chiaro rivo, che diScevdi 
Nei wfrde frate fra fiorite fponde, 
E doUt ad afcolt** mormiri» rendi* 

OfcDriade alcuna Jì tiafetnde 

Fraquejìt fiarite iifi invijtbil nuHS 
LesgiadraNmfafrélt gelide onde. 

fife alcun Fauno giù fatieme mata, 
E eontewflandojià l'alta beltade 
D'alcuna Diva a'mortal'occbi igtKtfi» 

O nttdifajjì: ò malagrvol ^rade 
O tenere hirbfs heu nutriti pori 
D'aer'foave, i liquidt rugiade . 

^aggi,fim,gìnefri,olivi:yallotì, 
Sterfi, virgulti , ò l'altro vijt trova, 
C'habbia notitia de' mie^aniìcbi amari. 

Parlar, anzi doler con voi mi giova , 
Che, coìne al vecchio gaudio, tejiimont 
Mijìate a^cat ne la meJHtia mta . 

Ma f ria che la mia doglia oltre ragioni. 
Diri ch'io lìa, quantunque de'mie'accenti 
Noliftmfre vi furo i fritfii/uonì . 

■Cèefoleaifenjier miei lieti ,<^ contenti 
Harrarv:,come riffofer fiù volte 
IcoKtavi antri alle fatale attenti. 

3tfa in dubhiojìommi \ che h ae>rbe,eìmlit 
Ptneamorofe li tti' b.thl/Lno aJ'lUto, 

Che. 



78 PARTE 

Chi It primefeTnbiiinze via ItitH tolte, 

Snt qttlì che giàfoUa i» arhor drittQ^ 
In manna, iKfaJfh , ò in tujìt vìa men durr 
Lafciarvi di mi* danna il mmeferitt§. 

Son guel^chtgiàfoha tanto Jìcitre- 
• Fravoivattt4>-mi,cheiìfeIÌFfera, 
Ignaro, abtme,del 'tùodO^iu futuro. 

S'io ungo oecuiia la mia doglia fera , 
Morir miftttto: t j'jc ne forù, acqufpo 
Nua piccioJ biafwe alM mia demia altera*- 

permasuorir^ìiveioiimiocttrtrijfi 
Quifoii voi^eh' in^aliri cajìmiei 
Sempre mkijìdifeetetari he vijff . 

J2«.'A f^' jw dico, altrove nottdireii 
MacetiofÓM, cte re/leran (rattui , 
Sieome t'ailegre^aty aM!i gli hotMti, 

QafUauimicamia^cbegiàtravM 

franto lodar/el(a, m'hiì rotto fedet- 
Per ieifoUrJl, é M{fii ma a»» fui ^ 

Soù^ctme alferiiir^ailamtrcedf^ 

Sdtgtut/fillrijìa ter talBer^ s'aoiese,. 
Cbe per celar gli interdi miei dolori 
Ml/irila hccatin rifa à CIÒ compio,. - 
E dic^Jico, le mif dme perù 
Forft rimedio baurùx^jf fcrittefturi 
Nel vifofojji ildtiel ,c'W deMro a/coftoì. 
MàehiiiJ» insìrefe^ffo 
CareerJaK, the i bei lumi * ev^imtapOtM^, 
Veder non fon l'acerta, e grave ajfanttot 
E guejla,cfel miodanno- 
Far paleje deuria,, fai/a, e mendatt 
I>ifuerdàfegnodt.Jetitia,egit}a: 
Joferbe dettero fol tormeiUff e noia- 
■Così tradito , oKdefaceorfi attende^. 
CoTi.iuterprtti fidi, efiorti nove 
€ef(A à'ac%HiJìarftèt K^futi tormenti. 



TERZA. 79 

■ £'ftr dekrjt pii'i , fona riprenda 
Tal, ebf, gimcnda , dal profondo motv 
Vttjiiuliidtr>fadifufpiri.atdenii , 
Cb ^iatpe it^/fvt n ti-, 
Efaciaccéftfon,ftrcuifovmtt- 
L'ariii i'injìammit,e'n crudi AcetMtiiiJìe' 

. Tutto rifiiena^f gemer 0«W 

E mswjl à pieiàt ch'il vede-, ìjentt' 
PtutitA éiihor fa bocca JtvfrgoinA 
De la fallace fua vanti memo^ttit , 

lleoTt che vive si dolente vita, 

XemewdotMonperfarmfede à fieno, 
Tejlimoafalo difofpirjìapocó, • 

Co'l dolor gii sechi À hgrimartitvìtàt 
E perche 'i trifio humor non venga men»^ 
Inacq^^d^iUttà poc» à ptc» 
Aléolcettcarofxor 
Ov'jirfo, fUAJ Fenice ^Ji rinova. 
Da gli occhiunUrge Jìutnt allhor trsieti 
Cbt U fallace bocca. (_es 

Jtctffài t'IJUo mentir mojfra ferfnfMt ' 
E'icorpergli occhia dilegua in tantt. 
Cosìfndeliatio rifo ifempre il pianto. 

S%nguelmo7Meiita poiavìen , the giri- 
Madonna i» me la dolce amata- vijia^ 
QiiCakiinfegno' almewdi pietàjìa :. 
Fuggo«fdegnijdolor,pian(itefofpirit 
Sicome nebbia al vento: e l'alma trijì» 
Si raff'ereaa, e'tduel i» tanta, oblia, 
Apntn gli occhi la via 
Ebbrii ingordi, atgeniiljplendorfoiwe 'i 
Pa/cendo dolcemente di gueji'uno 
L'aninta a§litta^t'lcorJÌ!mpre digiunOt 
Ch'altro lì caro oibo mai non bave: 
E bench'io arddyè lì dolce il tormento^ 
Che-di le pene veitfolpiaetrfento, 

Pkh in taljiati la mia vita àHrà.,. 

tb'iff 



«4 1' A R T E 

Qiial eijìjta; perciò chHo l'ho prt^afù^ 
<:hi le diniojìri il mia dogliofajìaia , 
pj>i:ke tufi'CartHJH fi ìnale adorna , 
jWi'to duKqits figgiarn^i 
Che quelli pachi rozi verjì mxH 
Coft mnfon^ da gire intt.tM A U: ,